queste sono alcune fra le mie poesie scritte nel 2006:
 
 
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 Rinchiusa in una trappola
 
 
Rinchiusa in una trappola di oggetti
una mattina, ho fatto il primo passo:
era il primo, davvero? ed era un passo
o illusione demente, che non dura?
 
Camminando tremavo – un duro impulso
sospingeva le mani davanti a me …
consumati, scarniti allungamenti
strofinati da impropri stillicidi …
camminando tramavo – nonostante
ignorassi, lo dico e lo confesso,
se lo spazio cedesse luogo al corpo
o se fossi una pura marionetta
in agitato surplace – però con pervicacia
tramestavo, in ricerca di un pertugio,
e scostavo aderenze dalle membra…
 
Ingabbiata tra oggetti – in labirinto
mi schiacciavo i pensieri, a fondo
dentro il cervello… dimenavo le mani
come cose, vivo oggetto io stessa, preda
di sostanze concrete, e roba morta…
 
La salvezza mi giunse da un oggetto:
traboccando nel foglio le parole
in scrittura densissima, violenta
ho sposato le mani ad una penna…
benedetta, stupenda, finalmente
ha sbloccato col corpo la mia mente!
 
 
 
Il fazzoletto bianco
 
 
Il fazzoletto bianco ha trama fine
cucitura sottile ai bordi:
con alone rovente il ferro tende
la deformabile materia
precisa gli angoli, allarga
il cotone leggero: non suoi
traspaiono colori
e già lo piego, oblungo un poco
come tu lo vuoi, con gesto
semplice come l’aria
 
 
  Schiuma
 
si solleva la schiuma in defluire
sull’orlo di un cerchio vuoto –
screpolature oblique, reticolati
graffiano marmo e smalto…dove
trovo uno straccio, spazzola o lima
a dirimere i rimasugli
dei miei pensieri sospesi?
 
 
 
 
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Wandern
 
 
Camminare per camminare
sì, ma per giungere altrove anche
 
il mio dio
wanderer sugli abissi
 
la radice del tempo s’apre
in frastagli di vette
franano massi, la pietra intorno
è un abbraccio per te
ondulato capriccio di fratture
 
nel tuo procedere immerso
sei formica in un canto di bellezza
 
 
navigare
 
vibra il ponte, inarcato sotto i passi –
percepisco sbandamenti leggeri
e un assiduo procedere oltre
 
io mi sento leggera nel viaggiare
frullo in ansiosa libertà
e mi sciolgo, sguardo nel mare –
reticolato di brividi –
e l’azzurro m’illumina
con le sue liquide strade blu,
una mutevole scia ipnotizza il mare…
isole viola si adagiano sopra
e lo bruciano scaglie, di sera
 
è pesante e leggero navigare
scendere a terra nel mattino…
transitori, noi, più dei marmi
in consunzione perfetta
tra profumi di piante verdi, noi
sbriciolati come mura, eretti come
in fiammare di nuvole lance di minareti
fra cupole e torri, risonanti nel nero
lento respiro rauco della città
 
 
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Sull’acqua nera
 
Bene, sull’acqua nera
per miracolo l’anima galleggia:
le memorie del giorno
smettono di graffiarci – e noi
corpi consumati, gemelli diversi
trasportati da un sordo mormorio
nell’odore di legno e fibre
sfilacciate, aliti in miscuglio greve,
ci lasciamo inseguire da guizzi
arancio, punti di fuoco all’orizzonte
invisibile – dimenticando
la fermata in attesa
 
 
 
     
 
Anche questa
 
 
Non faccio
che spandere desideri
nei giorni di transizione
tempo di nubi luminose, a squarci
su tetti spettinati, disordini velocissimi
stracci che volano via e lavori in corso
 
un’urgenza mi preme – ridete pure!
quando sento gli uccelli chioccolare
ragionando tra loro in filigrana:
mi strapperei la blusa striminzita
il maglione sintetico che brucia
e desquama – facile a dirsi:
vado, volo! invece, canto e resto
con gracile voce da contralto
ai margini del coro
 
ogni mattina appoggio i larghi piedi
su tappetini d’inerzia
anche questa è la primavera
 
 
 
   Spritz
 
 
Incertezze e minacce, quale orrore!
sì, lo so, la mia mente è un po’ malata…
io mi giro, mi guardo intorno
vedo perennemente
schermi ruscellare ammiccando
aggressivi monitor, specchi ubiqui
il mio io negativo sparso
malvagiamente tra brume nerastre, altrui
volontà pertinaci, invadenti ed opache
mi spingono, mi stanno addosso
l’assurdo di ogni giorno sbadiglia…
io e te, insensati dubbi
ruotano come prismi nella sera
l’anima mia, l’annego con l’oliva
dentro il bicchiere rosso dello spritz!
 
 
  Shopping d’estate
 
 
giri e rigiri
con un sapore d’India fra le dita
incrostate di pietre – mani e piedi
con ghirigori all’henné –
guardi un tenero capo di bimbo
nato per le carezze: suda
tra le gerle dei vu-cumprà e signore
con unghie ed anelli glamour
 
shopping d’estate nell’azzurro naïf
tra futuribili curve e netti
riquadri
dove pigro è lo spazio ai desideri –
con effimero trompe-l’oeil
ecco il mare, prati rasi
obliqua-mente salgono verso
sfioccati pensieri
 
nel verde giallo dei limoni
vampe di perle sciogliersi vedrai –
provvisorie le ali dei gabbiani
vibrare nel tempo chiaro
 
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Ecco, ci sono anch’io
 
Ecco, ci sono anch’io
mi costruisco
per trasparenze, opacità, intervalli
con parole sommerse, poi
 
 
nuoto fra trasparenti opacità:
suoni interrotti, brusii nel fluido salino
remano agili – stornando alghe – le mani
ecco, le vedo ai lati, davanti a me, m’inoltro
fra parole sommerse, opalescenze
verdi fili s’intrecciano alle unghie
e nell’acqua scivolo ancora, avanzo –
ecco, ci sono quasi:
morbidamente splendono memorie
fra nebbie – ortiche al tocco
delle dita protese
medusa
           sfatta
                       che brucia
 
               
 
Sole in discesa
 
Si può vivere
come il vecchio che pensa e forse sa
come farfalla incerta, come casa
traboccante di foglie in abbandono –
il torrente umido sottocosta
porta con sé l’eco delle gole, semi
sterpi, pigolio di pulcini
e l’odore di legna quando è sera
 
si può vivere come insetto flebile
o steccato in abbraccio
come uccello che giubila o mano d’erba…
quanto a me, posso vivere come
soffio d’aria tra i rami, gli aghi scossi
su traverse di legno
crepato – sì, posso farlo! quando
in promiscuità di nuvole si spalanca
questo sole in discesa, occhio che trema
 
 
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