home page poesie 2007:  una scelta fra quelle che ho scritto, e postato nel blog Parole in viaggio

quelle contrassegnate da *, sono state pubblicate su Via delle Belle Donne

 
Le ninfee
 
Un acquario di petali e racemi…
acini blu nell’ultima stanza –
 
                                    lontanando
la salsedine arsa, le fronde, i brividi
nelle vene diffusi, la carne, i pioppi –
 
qui nella stanza avorio si diffonde
un colore di musica, sciabordio
rami lilla fioriti negli oblò –
l’ultima sfumatura è verde acqua
galleggiante di glicini e ninfee
 
qui si sfrangiano rose ultraterrene
s’avviluppa ed affonda un groviglio
di lunghissime foglie tropicali
 
s’è sfaldato l’ultimo vetro
fra cascate di acini blu –
una luce subacquea invade
la memoria dell’anima
 
 
Dietro gli specchi *
 
Aspetteremo il giorno del giudizio
su poltrone di stoffa beige
voltati di schiena
 
un odore di cuoio sfuma 
la liquirizia dei tasti, le bianche mani
intrecciate – il basso continuo vibra
in fantasia cromatica e fuga
uno stormo di studi prende il volo
 
sì, resteremo ad aspettare
dietro gli specchi e su poltrone
il paradiso, l’inferno, chissà –
incredule prospettive mentre siamo
immersi nelle note, di sorpresa
 
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 La donna trasparente *
 
Sono la donna trasparente
dell’uomo silenzioso:
non parlo, scrivo – quando
io grido, il suono non si sente
 
ho viscere anch’io – questo
lo dico a parte – passando muri
ammucchiando pensieri nelle stanze
io mi tagliuzzo queste mani a caso
se mi alzo con ansia, me ne vado
collidendo con spigoli…sbatto
macchie di grasso sopra il marmo
le gaffes, per me, sono un istinto
 
sono una donna silenziosa
ma so essere, a volte, prepotente
 
poi cala il giorno, e torno
nei panni della donna trasparente:
mani di terracotta, labbra d’aria
il mio grido si sente quando scrivo
 
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Una guancia di luna
  
rigano l’aria salici piangenti
e pigmenti di luce, nel tramonto,
ardono i vetri – scende un’assenza
sulle stoppie e la terra opaca
 
nuvole grigie, in lunghe fiamme e strisce
lanciano segni a est
su filari svuotati,  il cielo è viola
 
una guancia di luna ferma il mondo
 
 
Eclissi
 
L’acqua scura si mangia la mia luna
s’è spiumata una bianca corda
piante soffici oscillano qui
e mi geme un assillo, brucia
 
ammantata di ruggine, la luna
sveglia i grilli dal timbro acuto
gli animali con orme lente
le mie unghie nel tempo vuoto
 
terre d’ombra scompensano la luna
ma la pace, nel letto, ha nuovi gesti
e respiro ballate d’alabastro…
 
 
Non ti piaccio *
 
La terra mi ruotava sotto i piedi
rapidamente, quel giorno
era maggio ammalato di scirocco
e facevo uno slalom stordito
fra le parole pro e contro
 
ma oggi è calata la pioggia, lava
grigio su grigio – io mi sciolgo
morbida fuori, dura dentro
forse, proprio il contrario
 
sì, lo so, non ti piaccio
normale così come sono…
s’è abbattuto un vortice sulle montagne
ma la terra riarsa non sa più bere –
mi arrendo, hai capito il mio gioco
la chiave, il codice, il trucco
 
scribacchina dei miei disagi
fingo densità sulle cose
semplicemente banali…
è tutto?
 
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 Maria degli orti
 
Maria degli orti non si alzò, quel giorno
dal crocchiare del suo saccone:
nella chiesa, i tenori erano già pronti
i merli ai tetti, ciottoli alle strade
 
dal suo letto in dissesto, era in ascolto
della casa non sua – la moldava del paese
il figlio, giocava con un pugno di mosche
sentieri contorti scendevano al greto
                                                      
fichi d’india, storditi sotto al sole…
nelle cucine affumicate
preparano i biscotti  le donne nere
afferrano le mantiglie dai chiodi
risalendo la strada con le ossa
di Maria, vestita di pizzo…
 
e i tenori dispiegano un coro
stupefacente, sotto gli archi oscuri:
nella chiesa, in abbraccio circolare
coi morti danzano i vivi
 
La Madonna della Difesa *
 
Verdi fiamme nel buio
diurno
foglie e rami intricati – piove
nel sottobosco
ghiaia sparsa di pura luce…
 
e la terra ricurva, spinta
dal profondo
s’apre in faglie, caverne, traumi
estroflette radici, frange
serpentiformi
 
ma io devo salire / oltre
 
fra il rimorso dei cardi e danze
di campanule viola, api voraci
sotto abeti plananti, frizzanti frassini
salgo e scendo
 
ogni sasso ha memoria di zoccoli
fascine ed asini, tronchi vivi e morti:
sul sentiero d’aghi e fanghiglie
le mie suole scricchiolano in ascesa
 
ma io devo arrivare / in alto
 
dove il bosco mormora cupo
le piante hanno cuore d’ombra, alone di gloria
                                / più in alto
dove si libra su zampe sottilissime il ragno
e la corolla rosa esplode su desolazione di sassi
 
nel ghiaione a ventaglio hanno graffiato un’impronta
sulla roccia spaccata – cavalli medievali in fuga
il cerchio intero delle Dolomiti sta forando lo spazio
 
e la Madonna della Difesa ha sguainato la spada
nell’alto dei cieli – amen

 

Le strade di Kiarostami *
 
Ci sono strade – non le conosci
nere sul bianco d’inverno
spingono il muso contro l’uscio i cani
volano corvi sugli alberi – il cielo
è molto lontano
 
sono graffiti di sabbia le piste 
dove il sole sfarina il tempo
taglia anima e pelle ai Berberi –
copre i passi dei fuggitivi
 
entrano in acqua i bambini, nati
dal grande fiume, che tutto accoglie:
cenere e mantra, carne e sospiri
petali e gioia in abiti rosa
 
qui, coltiviamo piccoli vasi
circondiamo di plastica i visi
vacillanti dei nostri morti
anneghiamo nei suoni il pianto
mentre, in alto, è tagliente l’aria –
e già il freddo spazza le orme
sulle strade di Kiarostami

 

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Quando le nubi illuse *
 
Momento primo
 
Quando le nubi illuse si sfrangiarono in ghigni
ogni lato del cuore fu raso
e le fatiche in passi ed in parole
non ce la fecero più a spazzare
ruggini sorde
 
le perturbazioni facevano il loro corso
l’orrore riempiva i giornali
io facevo la spesa, leggevo, telefonavo
ognuno si teneva vicina
la propria finzione:
la donna del bar il suo cane gigante
la vecchia signora i gioielli, il foulard, un gelato
io pensavo all’amore sprecato
in sacche d’indifferenza
 
Momento secondo
 
il campanile sul colle era ago
di un verdissimo mondo senza fine
pendolo ai fiori sulle tombe, ai nomi dei morti
al sudore in essenza di terra e spigo
e la campana era percussione d’antiche storie
vibrazione dalle miniere fino al cielo –
il campanile era ago, la chiesa profilo
luminoso da ogni lato, faro
alle valli lontane
 
sull’erba, croci in ferro battuto
le preghiere erano campanule fuxia, fiori arancio
il pianto – un taglio profondo
ronzavano moscerini di parole
nere sul bianco

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 Trieste *
 
Tiene amare radici
il Carso
e con sassi incurabili le abbraccia
 
oltre al mare risalgono profumi
stranamente diversi:
rovesciata
nel suo golfo, Trieste
la salsedine, un basso continuato
dubbi a spillo nel corpo, rauca,
lenza ai pesci, con voli da gabbiano
e le donne valchirie, le sirene
nei ritratti  s’incrocia
fra gli specchi dei caffè letterari –
baffi smilzi – uno sguardo lontano
la bora, vento dell’est-nord-est
la attraversa
dall’ultima stazione dei tram fino al porto