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scelta fra quelle che ho scritto, e postato nel blog
Parole in viaggio quelle contrassegnate da *, sono state pubblicate su Via delle Belle Donne |
Le ninfee
Un acquario di petali e racemi…
acini blu nell’ultima stanza –
lontanando
la salsedine arsa, le fronde, i brividi
nelle vene diffusi, la carne, i pioppi –
qui nella stanza avorio si diffonde
un colore di musica, sciabordio
rami lilla fioriti negli oblò –
l’ultima sfumatura è verde acqua
galleggiante di glicini e ninfee
qui si sfrangiano rose ultraterrene
s’avviluppa ed affonda un groviglio
di lunghissime foglie tropicali
s’è sfaldato l’ultimo vetro
fra cascate di acini blu –
una luce subacquea invade
la memoria dell’anima
Dietro gli specchi *
Aspetteremo il giorno del giudizio
su poltrone di stoffa beige
voltati di schiena
un odore di cuoio sfuma
la liquirizia dei tasti, le bianche mani
intrecciate – il basso continuo vibra
in fantasia cromatica e fuga
uno stormo di studi prende il volo
sì, resteremo ad aspettare
dietro gli specchi e su poltrone
il paradiso, l’inferno, chissà –
incredule prospettive mentre siamo
immersi nelle note, di sorpresa
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La donna trasparente *
Sono la donna trasparente
dell’uomo silenzioso:
non parlo, scrivo – quando
io grido, il suono non si sente
ho viscere anch’io – questo
lo dico a parte – passando muri
ammucchiando pensieri nelle stanze
io mi tagliuzzo queste mani a caso
se mi alzo con ansia, me ne vado
collidendo con spigoli…sbatto
macchie di grasso sopra il marmo
le gaffes, per me, sono un istinto
sono una donna silenziosa
ma so essere, a volte, prepotente
poi cala il giorno, e torno
nei panni della donna trasparente:
mani di terracotta, labbra d’aria
il mio grido si sente quando scrivo
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Una guancia di luna
rigano l’aria salici piangenti
e pigmenti di luce, nel tramonto,
ardono i vetri – scende un’assenza
sulle stoppie e la terra opaca
nuvole grigie, in lunghe fiamme e strisce
lanciano segni a est
su filari svuotati, il cielo è viola
una guancia di luna ferma il mondo
Eclissi
L’acqua scura si mangia la mia luna
s’è spiumata una bianca corda
piante soffici oscillano qui
e mi geme un assillo, brucia
ammantata di ruggine, la luna
sveglia i grilli dal timbro acuto
gli animali con orme lente
le mie unghie nel tempo vuoto
terre d’ombra scompensano la luna
ma la pace, nel letto, ha nuovi gesti
e respiro ballate d’alabastro…
Non ti piaccio *
La terra mi ruotava sotto i piedi
rapidamente, quel giorno
era maggio ammalato di scirocco
e facevo uno slalom stordito
fra le parole pro e contro
ma oggi è calata la pioggia, lava
grigio su grigio – io mi sciolgo
morbida fuori, dura dentro
forse, proprio il contrario
sì, lo so, non ti piaccio
normale così come sono…
s’è abbattuto un vortice sulle montagne
ma la terra riarsa non sa più bere –
mi arrendo, hai capito il mio gioco
la chiave, il codice, il trucco
scribacchina dei miei disagi
fingo densità sulle cose
semplicemente banali…
è tutto?
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Maria degli orti
Maria degli orti non si alzò, quel giorno
dal crocchiare del suo saccone:
nella chiesa, i tenori erano già pronti
i merli ai tetti, ciottoli alle strade
dal suo letto in dissesto, era in ascolto
della casa non sua – la moldava del paese
il figlio, giocava con un pugno di mosche
sentieri contorti scendevano al greto
fichi d’india, storditi sotto al sole…
nelle cucine affumicate
preparano i biscotti le donne nere
afferrano le mantiglie dai chiodi
risalendo la strada con le ossa
di Maria, vestita di pizzo…
e i tenori dispiegano un coro
stupefacente, sotto gli archi oscuri:
nella chiesa, in abbraccio circolare
coi morti danzano i vivi
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La Madonna della Difesa *
Verdi fiamme nel buio
diurno
foglie e rami intricati – piove
nel sottobosco
ghiaia sparsa di pura luce…
e la terra ricurva, spinta
dal profondo
s’apre in faglie, caverne, traumi
estroflette radici, frange
serpentiformi
ma io devo salire / oltre
fra il rimorso dei cardi e danze
di campanule viola, api voraci
sotto abeti plananti, frizzanti frassini
salgo e scendo
ogni sasso ha memoria di zoccoli
fascine ed asini, tronchi vivi e morti:
sul sentiero d’aghi e fanghiglie
le mie suole scricchiolano in ascesa
ma io devo arrivare / in alto
dove il bosco mormora cupo
le piante hanno cuore d’ombra, alone di gloria
/ più in alto
dove si libra su zampe sottilissime il ragno
e la corolla rosa esplode su desolazione di sassi
nel ghiaione a ventaglio hanno graffiato un’impronta
sulla roccia spaccata – cavalli medievali in fuga
il cerchio intero delle Dolomiti sta forando lo spazio
e la Madonna della Difesa ha sguainato la spada
nell’alto dei cieli – amen
Le strade di Kiarostami * Ci sono strade – non le conosci nere sul bianco d’inverno spingono il muso contro l’uscio i cani volano corvi sugli alberi – il cielo è molto lontano sono graffiti di sabbia le piste dove il sole sfarina il tempo taglia anima e pelle ai Berberi – copre i passi dei fuggitivi entrano in acqua i bambini, nati dal grande fiume, che tutto accoglie: cenere e mantra, carne e sospiri petali e gioia in abiti rosa qui, coltiviamo piccoli vasi circondiamo di plastica i visi vacillanti dei nostri morti anneghiamo nei suoni il pianto mentre, in alto, è tagliente l’aria – e già il freddo spazza le orme sulle strade di Kiarostami
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Trieste * Tiene amare radici il Carso e con sassi incurabili le abbraccia oltre al mare risalgono profumi stranamente diversi: rovesciata nel suo golfo, Trieste la salsedine, un basso continuato dubbi a spillo nel corpo, rauca, lenza ai pesci, con voli da gabbiano e le donne valchirie, le sirene nei ritratti s’incrocia fra gli specchi dei caffè letterari – baffi smilzi – uno sguardo lontano la bora, vento dell’est-nord-est la attraversa dall’ultima stazione dei tram fino al porto
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