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Vincenzo Cardarelli
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La sera di GavinanaEcco la sera e spiove sul toscano Appennino. Con lo scender che fan le nubi a valle, prese a lembi qua e là come ragne tra gli alberi intricate, si colorano i monti di viola. Dolce vagare allora per chi s’affanna il giorno ed in se stesso, incredulo, si torce. Viene dai borghi, qui sotto, in faccende, un vociar lieto e folto in cui si sente il giorno che declina e il riposo imminente. Vi si mischia il pulsare, il batter secco ed alto del camion sullo stradone bianco che varca i monti. E tutto quanto a sera, grilli, campane, fonti, fa concerto e preghiera, trema nell’aria sgombra. Ma come più rifulge, nell’ora che non ha un’altra luce, il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino. Sui tuoi prati che salgono a gironi, questo liquido verde, che rispunta fra gl’inganni del sole ad ogni acquata, al vento trascolora, e mi rapisce, per l’inquieto cammino, sì che teneramente fa star muta l’anima vagabonda.
AutunnoAutunno. Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti, e un brivido percorse la terra che ora, nuda e triste, accoglie un sole smarrito. Ora passa e declina, in quest’autunno che incede con lentezza indicibile, il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio.
GabbianiNon so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come oro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca.
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puoi ingrandire l'immagine EstivaDistesa estate, stagione dei densi climi dei grandi mattini dell’albe senza rumore – ci si risveglia come in un acquario – dei giorni identici, astrali, stagione la meno dolente di oscuramenti e di crisi, felicità degli spazi, nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole che dal tuo cielo trabocca, stagione estrema, che cadi prostrata in riposi enormi, dai oro ai più vasti sogni, stagione che porti la luce a distendere il tempo di là dei confini del giorno, e sembri mettere a volte nell’ordine che procede qualche cadenza dell’indugio eterno. Ed ora, in queste mattine così stanche che ho smesso di chiedere e di sperare, e tutto il giardino è per me, per il mio male sontuosamente, penso agli amici che mai più rivedrò, alle cose care che sono state, alle amanti rifiutate, ai miei giorni di sole…
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