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Pomeriggio a Bangkok Ti sfiora il fianco una luce stupita, penetrando la tenda, nell’intima penombra: pomeriggio a Bangkok, mi sfiori col sorriso sfumato dal tempo trascorso… acqua ghiacciata nella brocca, il fiume scorreva denso nell’aroma di vegetazione dolce –appena un po’ marcescente, di un verde lattiginoso.
E gustare il sapore della fine con sordo romorio di sottofondo, nel buio dentro gli occhi, da lampi popolato e da folle – nel metrò dense, fluide sui marciapiedi... vibrano intermittenti le sirene del traffico; incarnata nella materia degli smalti preziosi, rivedo la figura di Cristo, nell’ombroso splendore dell’abside. Cupole, gradinate, sguardi violenti o azzurri... Nell’Antica Appia, sotto un cielo di nuvole barocche, pini, cipressi e sentori vegetali selvaggi.
Fuori dal mondo
Seguo un percorso piano, sulla laguna: lingue di luce blu, riflessi a nastro, liquidi specchi largamente estesi ed aironi plananti all’improvviso. Se, deciso, lo svasso batte l’ala con nero ritmo, sereno sul palo osserva l’acqua un candido gabbiano. Nuvole di bambagia grigio-rosa, risalenti a sinistra l’orizzonte… e, proprio in fondo all’incurvato spazio, un microcosmo in grani di rosario: Burano, case e chiese in un abbraccio. Così, senza un ritorno né una meta, qui mi vorrei, sfocata figura, fuori dal mondo quando l’ombra cala.
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