le mie poesie
(2000-2003_ raccolte per argomenti)
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Che cosa è la poesia?
 
"Poesia"  "Parole"  "Mondi"   "Poesie online"
"Salamandra"  "A colazione coi fantasmi"
 
Ricordi, ripescati dalla penombra
del passato:
 
"Videoclip"  "Lasciami ricordare"  "L'armadio dei ricordi"
  "Il palloncino rosso"  "La prima neve"
 
I luoghi dell'anima:
 
"Venezia-Lido"  "Limone sul Garda"Villaggio cimbro"
"Valle di Fleres"  "Autunno sul Cansiglio"
"Mattino in Val Venosta"  "Pomeriggio a Bangkok"
"Arrivederci Roma"  "Fuori dal mondo"
"Forcella grande"  "Attraversando la Baviera"
 
Le parole nate dalla musica:
 
"Vivevano"  "Kei Saotome"  "La follia di Corelli"
"Chopin"  "Fantasia op.17"  "Pink Floyd"
"Il violino diAnania"  "Troppo terrestre"  "Th. Monk"
 
La tristezza e le mutazioni:
 
"Sparire"  "Farfalla nera"  "Non era ieri"
"Come se " "Il prezzo del cambiamento" "More di rovo"
"I merli"  "Anche se tu non vuoi"  "Gabbiani"
"Andando a yoga"   "Sosta di pace"
 
   Poesia
 
Poesia, gioco facile, espansione
della mente sui fogli: quasi
senza dolore apri un varco
a incontenibili pressioni, le sciogli
in ruscelli sottili di versi.
Poesia, gioco duro, spezzi
superfici di ghiaccio, mi tuffi
in gelide acque profonde; riemergono
filamenti verdastri, alghe aliene, frammenti
non combacianti
della vasta banchisa, incoerenti ed aguzze
fratture dell’anima: lucidi guizzi
di un elettrico blu trasparente
mi scoccano
scintille brevi – guidano
la mia biro incosciente a tracciare
evanescenti visioni, che osservo
immaginando di esistere.
 
  Parole
 
S’infiltrano nell’anima come lame,
la sprofondano con nero alone,
fino al punto di non ritorno.
Sussurrano
con infantile dolcezza,
dissolvono la mente al confine
tra sonno e veglia, mischiate
in un polverio luminoso: sono,
sempre e soltanto,
parole.
 
  Mondi
 
Quanto mi piacciono i mondi
che non ci sono: ascolto
soffi leggeri, guardo
con chiara concentrazione gli oggetti
di un inventario trasparente…
gioco con le proposte di un poeta
e mi lascio guidare per mano
dentro le pennellate dense,
i gorghi di lacca e le distese
campiture in acrilico – serena
abitatrice di un provvisorio
ma eterno altrove.
 
 
  Poesie online
 
Le mie poesie come sassi,
gettati dentro il magma virtuale –
impaludate, annegate , disperse…
ma ripescate, poi, da ignote mani
amichevoli, e risospinte
verso una superficie discontinua…
qui lampeggia, variabile, una luce.
Altre parole, altre grida, altre scommesse
sbocciano sul mio schermo,
evocate dal docile mouse:
dolci come un soffione, violente come razzi…
tendine lacerate di versi, muri
di rabbia scalpellata, vetri spezzati
dal dolore, pensieri luccicanti
aspri come un’ortica.
 
  Salamandra
 
Non togliermi la pelle di parole:
sarò per te come un bianco Pierrot
con vere lacrime dipinte,
ti apparirò, sulla pagina, velata
da una cipria di virgole e puntini
di sospensione…il mio sorriso
risplenderà laccato da un rossetto
di metafore oblique e sfavillanti,
sarò una diva del cinema muto!
No, non devi scavare sotto il guscio
di versetti e di strofe,
sono una salamandra nel fuoco
davanti a te, screziata di riflessi:
io vivo, ormai, di ciò che mi nasconde.
 
  A colazione coi fantasmi
 
Non vorrai ritrovarti, un’altra volta,
a colazione coi fantasmi:
inzuppare i pensieri, a densi strati,
dentro melmosi stagni primigeni…
Non vorrai, spero, sotterrare di nuovo
le parole viventi in un ammasso
d’ansia, a palate, e nei quaderni
crivellare di sillabe gli spazi,
sferzando invano l’aria con la lenza
perché abbocchino all’amo quei ricordi…
pregnanti, inafferrabili, reclusi
dentro i laghi ghiacciati dell’infanzia
sorvolati, nel luminoso mattino,
da un lento treno d’etereo vapore,
nel silenzio struggente del tempo
passato.
 
 
Videoclip
 
Revival su revival, la mia vita
come in un videoclip:
la rivedrò con un montaggio lento,
un po’ sconclusionato.
Per tuffarmi sotto la superficie,
userò come chiave d’accesso
il " fermo-immagine", inserendolo
a caso: sarà sfocato, eppure
so già che mi appariranno, perentori,
messaggi d’errore e punti interrogativi.
Reiterare la compulsione,
premere tasti con l’arbitrio di un "random"?
No, qui non basta una singola password.
Strato su strato, scorre la moviola
spiazzante e sconcertata del mio passato.
Troverò forse, un giorno, il canocchiale
per acquisire la visione lontana,
tranquilla mente distanziata
di chi guarda a rovescio, magari
per un semplice errore?
 
 
Lasciami ricordare
 
Ora che quel tempo è scaduto,
lasciami ricordare i mattini
dolci come la polpa di un fico.
Fucilate di pioggia sulla lamiera
risvegliavano i nostri sonni,
torbidi e puri dentro il sottotetto.
Scoprivamo le pozze d’acqua
nella lenta marea, le ore
si sgranavano chiare, teneramente l’erba
cedeva sotto i passi.
Ci asciugava la pelle il maestrale,
sbiancando di sudore i nostri corpi
ruvidamente salati.
Possedevamo le nostre dune,
laghi rotondi infilzati da canneti,
e cespugli di menta tra le ortiche.
Ora che il tempo è diverso,
lascia che ti ricordi le nostre soste
nel silenzio dei boschi, e i cieli
vertiginosi.
 
L’armadio dei ricordi
 
Ho svuotato l’armadio dei ricordi
e attizzato con teneri scarabocchi
nascoste braci di nostalgia: il letto
era tutto cosparso
di mutandine rosse coi pizzi
indossate una sola volta, poesie
battute a macchina, goffi disegni
di manine impazienti, adulti sgorbi
di diario, buttati giù sulle pagine
di un’agenda rabbiosa: un pozzo
sorprendente di deformati
relitti, sospinti alla risacca
del presente – nel breve spazio
di qualche fiammifero acceso…
fuoriusciti per caso, come da un buco
nero, dal mio passato.
 
 
Il palloncino rosso
 
Dentro di me, si estende un orizzonte
ininterrotto. Tra pensieri nuovi,
timida una figura si sgroviglia
dalla trama indistinta del passato:
un angolo dell’infanzia nostra,
o il ritornante sorriso, appena
interrogativo, dei nostri figli
sulla panchina, separati soltanto
da un palloncino rosso? Sulla liscia
laguna, si scioglie l’aria lilla
in un rosa sgranato, surreale:
il colore del tempo, in una fiaba.
 
La prima neve
 
Una crepa sottile sul soffitto ,
nell’angolo della stanza sbiancata
molti anni fa, ed ecco –
come da un altro mondo –
una lenta spirale di suoni
lontani…sussurri
soffocati nel buio, rapidi tonfi
di piedi nudi sopra il legno,
un ronzio: è la molla
del pendolo, tra poco
suonerà l’ora…timida
spinge una mano la pesante
impannata, e già la stanza
è tutta invasa da un profumo
più puro e freddo del cristallo…
 
 
Venezia – Lido
 
Lievemente, sull'ali di un disagio
percettibile appena, il mio viaggio
scorre sull'acqua: color verde bottiglia
i bordi della scia; ritti e sospesi
sulla laguna lucente, gli ormeggi
disseminati. Nel cielo,
come un enorme strappo d'artiglio,
stratosferiche appaiono le tracce
di uno spirito angelico - forse,
insondate e terribili derive.
 
 
Limone sul Garda
 
Puoi rivivere ancora, quando vuoi,
i pomeriggi lenti, scombinati;
e le sere imperfette, accanto ai limoneti,
puoi afferrarle una volta soltanto:
questa brezza salata, increspatura
dell’anima, è quanto
la vita ti regala, se ti affidi
ai brividi indifesi, alle lance d’argento
e ai cipressi scuriti, tu che rassomigli
al contorto del tronco, eppure cerchi
quella lama di luce sospesa,
tra gli alberi e l’acqua, sull’orizzonte
del lago.
 
 
Villaggio cimbro
 
Nella casa di legno
coi nani alle pareti,
vive la gatta Micia. Il bosco
ha già scosso le foglie.
Verdi piedi di muschio
piantano i faggi nel terreno. Muore
in un ventaglio d’ombre l’oro antico.
Apre gli occhi la gatta: scintille
nell’oscuro calore della stanza.
Sulla cima del monte,
nera una croce sola
tra i sassi, nella nebbia che sale.
 
 
Valle di Fleres
 
Ho posato i miei passi su sentieri
d’argento e ferro: rossi e marrone
i sassi, coperti da lamiere
di diamanti tritati… per terra,
polvere di specchietti rilucenti.
Sull’opposta montagna, capelli
disciolti e fili, e rimbalzi
sopra rimbalzi dell’acqua
rumoreggiante: questa
è la valle di Fleres, di fieno
profumata, verde di prati e foglie
che sussurrano al sole…
 
 
Autunno sul Cansiglio
 
Guardavamo, camminando nel bosco,
il pallido vuoto oltre i rami,
con la testa buttata all’indietro:
e nel silenzio cominciò a crepitare
una polifonia profonda di suoni
cristallini, secchi, e cresceva,
calando su di noi tra i faggi
(bianche canne sottili, ombre leggere)
improvvisa una neve di pepite
accartocciate ramate, in tranquilla
deliberata capricciosa abbondante
caduta, sull’ondulato tappeto
di foglie rosse.
 
 
Mattino in Val Venosta
 
Raccolta nella gloria del mattino:
Glorenza, con le sue torri angolari.
Per dissetare i prati morbidi, verdi,
hanno danzato nella sera
piume d’acqua, veloci sotto il vento.
Ma oggi, avanza il tempo e scuote i tigli,
e risuonano di schiuma le gole
torrentizie e precipitose;
Malles allinea con pazienza antica
campanili romanici e fienili, e risale
verso i masi lontani la pianura.
Dentro una cripta blu d’oltremare,
angeli in fresche schiere, con occhi
spalancati ed ali intrecciate,
si rivolgono al Cristo Pantocratore.
 
 
Pomeriggio a Bangkok
 
Ti sfiora il fianco
una luce stupita, penetrando
la tenda, nell’intima
penombra: pomeriggio a Bangkok,
mi sfiori col sorriso
sfumato dal tempo trascorso…
acqua ghiacciata nella brocca, il fiume
scorreva denso nell’aroma
di vegetazione dolce –appena
un po’ marcescente, di un verde
lattiginoso.
 
 
Arrivederci Roma
 
E gustare il sapore della fine
con sordo romorio di sottofondo,
nel buio dentro gli occhi, da lampi
popolato e da folle – nel metrò
dense, fluide sui marciapiedi...
vibrano intermittenti le sirene
del traffico; incarnata nella materia
degli smalti preziosi, rivedo la figura
di Cristo, nell’ombroso splendore dell’abside.
Cupole, gradinate, sguardi violenti
o azzurri... Nell’Antica
Appia, sotto un cielo di nuvole
barocche, pini, cipressi e sentori
vegetali selvaggi.
 
 
Fuori dal mondo
 
Seguo un percorso antico, sulla laguna:
lingue di luce blu, riflessi a nastro,
liquidi specchi largamente estesi
ed aironi plananti all’improvviso.
Se, deciso, lo svasso batte l’ala
con nero ritmo, sereno sul palo
osserva l’acqua un candido gabbiano.
Nuvole di bambagia grigio-rosa,
risalenti a sinistra l’orizzonte…
e, proprio in fondo all’incurvato spazio,
un microcosmo in grani di rosario:
Burano, case e chiese in un abbraccio.
Così, senza un ritorno né una meta,
qui mi vorrei, sfocata creatura,
fuori dal mondo quando l’ombra cala.
 
 
Forcella Grande
 
Dura come graniglia torrentizia
prosciugata dalla calura.
Sincera come giogaia dilavata
da tempeste notturne, da meridiana
grandine calcinata.
Possente come il Pelmo,
sopra spalle di abeti.
Leggera mi vorrei come i profili
delle Rocchette, resuscitate
dopo oscura violenza, sottili
nell’aria verginale del mattino.
Tra l’occhieggiare blu delle genziane,
sono entusiasta come sono,
ma solo finché dura. Discesa a valle,
affioreranno colpe dai miei pori,
e tornerò - come sempre –
disossata ed incerta creatura.
 
 
Attraversando la Baviera
 
C’è un profumo di spezie, nella neve,
bollente ricordo dei liquori
notturni, là dove il vento
soffiava nei cristalli e sui battenti.
Canti nella burrasca, e cuori di pane,
impastati di mandorle e pepe. Oggi,
risplende freddo e chiaro nel mattino,
ondeggiando in colline, il vasto
altipiano, fiorito con esili rami
rivestiti d’ombra e di ghiaccio,
dentro banchi di luce nebulosa.
Zolle di talpa e scure fronde, cespugli
come raggiere candide… ogni cosa
svela la sua sostanza di fiaba,
sotto la crosta di neve, sottile.
Attraversando, lenti, la Baviera.
 
 
Vivevano
 
Vivevano nel loro tempo,
aderenti a un respiro
che ha odore di mandorle amare…
mani di ghiaccio
chiudevano i loro abiti
dai mille bottoni di madreperla…
rannicchiate nello spazio
di una penombra
reclinavano il capo come passeri,
spiando attraverso finestre
semichiuse… hanno voluto amare
ostinatamente, non una delusione
ha spezzato la loro fede…
una musica di Brahms
le ha fatte rivivere:
hanno volteggiato per poco
nei sensibili solchi
della mia mente,
attraversati dai violini…
loro sapevano suonare,
io no.
 
 
Kei Saotome
 
Se tu volessi sprofondare –
disincarnata per sempre –
nel mondo dei suoni
e incenerire
le tue miserie corporali,
potresti
scioglierti in una pienezza
incandescente… lasciati guidare
dalle flessibili mani
della pianista bambina:
ha oltrepassato mondi
di minimale freddezza,
giocando con l’avorio e scoprendo
i suoi primi sospiri
dietro invisibili sbarre
di disciplina: per arrivare a queste
celebrazioni di splendore e di lutto…
un diamantino sigillo
da imperatrice orientale
è stato impresso
sulle ondulanti catene di note,
in un crescendo appassionato,
senza respiro…
ha nascosto il suo viso nei capelli
e congiunto le mani nell’inchino,
il nero velo della gonna
nuziale allargato
a corolla…
 
 
La follia di Corelli
 
(variazioni di Rachmaninov)
Avvolgi in ragnatele
il tuo silenzioso sorriso e il nero
cappello: tu, vecchia pazza,
so che mi volevi prendere
un’altra volta – ti ho sorpreso
ferma nell’atto,
stavi emergendo sulfurea
da un passato di roghi,
ondeggiavi
incerta dentro un abito
sgranato, volevi
assottigliare la mia mente,
strinare le sinapsi allentate,
avvilupparti intorno alle spalle
i miei pensieri soffusi…
Scintillavano i tasti scivolosi,
lisci come una morte di farfalla;
vibrando deragliate, le note
precipitavano a sprazzi,
si è rotta infine la barriera:
una calda marea ha sciolto
sangue sudore e nervi
e tu sei ritornata nel nulla,
vecchia follia spagnola,
impallidendo sotto la nera
ala del palpitante cappello.
 
Chopin
 
Avevi un corpo. Il tuo viaggio
era sul cuoio e nella polvere densa,
con l’odore di sterco alle narici.
Cieli più luminosi e prati intatti -
dietro ai vetri della carrozza. Scendevi
a bagnarti la pelle dentro il rame,
la tua mente spaziava nelle stanze
affumicate: bagliori di rivolta
ti sostanziavano, e passioni germinali…
dal cervello ti esplodevano i nervi
fino alle dita, con suoni inusitati,
in forti grappoli, e dolci. Lo studio,
la pazienza e i languori da salotto; poi,
la febbre e l’ossessione, gli applausi.
Altre mani ti suonano, oggi: tu, vivo,
limpidamente armonioso fantasma
del vero romanticismo.
 
 
Fantasia op.17 in do maggiore di Schumann
 
Sono la tua leggera
malattia: rinasco ogni mattina
sulla riva del fiume, tra i cespugli
verdi e rosa, piumati di lilla.
Offusco il tuo risveglio, m’insinuo
tra i tendaggi di polvere, strido
nella dolcezza senza rimedio
dell’orchestrale coro
che ti circonda.
Avanzo dritta al cuore, sollevo
cataste di spartiti, risalgo
le pareti di stoffa, divorate
dal tempo… vibro crepuscolare
nel balenio di luce avorio
che filtra, e ti proibisco infine
la più piccola sosta
tra i gorghi ritornanti
delle mie note.
 
 
Pink Floyd
 
Ed ancora una volta mi circonda
questa musica dei Pink Floyd:
luminosa ed oscura, pesante
di nostalgia. Sento avanzare
orizzonti di porpora su abissi…
e non vorrebbe concludersi, mai,
questo giro di note. Nell’attesa,
un sassofono canta, senza rimedio.
Briciole vere, dentro, della mia vita –
tra gli abbagli vibranti di una luce
psichedelica. E viene poi la fine –
infrangibile ponte di cristallo, assioma
dell’irreversibile tempo – la voce
dolcissima e sola.
 
 
Il violino di Anania
 
Il piccolo violino di Anania
galleggiava in un fluido di note
stratificate, tra figure azzurre,
lampi di luce viola, e una corda
torturata all’estremo, nel modo
degli zigani. Sabato pomeriggio:
la ginestra cominciava a fiorire,
selvaggia, tra sterpi secchi e soffi
vaporizzati a onde, sulle colline.
Ho infilzato con spilli i miei ricordi
più sgraditi, e piantato paletti
nel groviglio dell’anima: domani
consolerò con tocco lieve l’insonnia
della mia vita, pensando
al tuo violino.
 
 
Troppo terrestre
 
Terrestre, troppo terrestre
per ascoltare Chopin, questa sera,
troppo impastata di concrete
sostanze e disturbanti
rumori. Più non spero
l’armonia nella stanza di velluto –
troppo profondo è lo strappo
già perpetrato. Eppure, ancora inseguo
il diafano pigmento di farfalla –
pur sapendo che il dito, rosso e nero,
con indiscreto tocco l’ha violata.
Io voglio, ancora e sempre, il colpo d’ala
per innalzarmi in volo sopra i giorni –
banalmente superflui ed insensati.
 
 
Thelonious Monk
 
Il sorriso del ritmo attraversava
con grazia
la catastrofe dei suoni.
 
 
Sparire
 
Sparire: vapore
tra soffi di nuvole, filo
d’erba in un prato,fieno
umido e profumato
piegato a onde dal rastrello,
da torrenti di pioggia
scompigliato… finire
dentro una pozza che riflette
il cielo, goccia nell’acqua,
nell’arcobaleno
colore appena acceso
e già quasi
svanito…
 
 
Farfalla nera
 
Gesto dopo gesto
io sono: raccolgo
nel mattino
i miei capelli sparsi…
Un’eco ascolto
dalle archiviate stanze
dei miei sogni… una scia
inguaribile emersa
dalla notte
mi frammenta il cammino…
E’ la desolazione un fruscio,
ali sbattute a luce spenta, sul muro
non percepito battito di sottili
zampine… Non ti ritrovo
più, farfalla nera,
polverizzato triangolo forse
dietro le ponderose grevi
mai più rimosse pile
di libri…
 
 
Non era ieri
 
Non era ieri
e neppure stamani:
un lieve schioccare del tempo
ha incurvato con differente parabola
il ritmo della tua vita,
allentato gli anelli,
ristretto lo spazio dei desideri
e spinto te stessa
lungo un cammino dallo sgradito sentore
di petali stagnanti: potresti quasi
torpidamente amare, assuefatta,
la lentezza recisa dei tuoi passi.
 
 
Come se
 
Come se io non ci fossi,
sorge chiaro il mattino
e i colombi toccano il cielo
con i loro caotici
sciami.
Camminavamo un giorno
tra rovine: a terra, un pavimento
di muschio lamellare; oltre le arcate
dipinte di rosso, un passato selvaggio
ci guardava, in forma di foresta
aggrovigliata fino all’orrore
di foglie vive e piante parassite.
Accanto al muro, file
di colonne corinzie, ed i gorghi
rapinosi del fiume.
Non siamo giunti dove volevamo.
Come se io non ci fossi, l’onda
scorre sull’onda, infrante
sull’arenile piatto. Forse,
su questa riva,
non c’è mai stato
nessuno.
 
 
Il prezzo del cambiamento
 
Dunque era quello il prezzo
del cambiamento:
svegliarsi ogni mattina
come in un odore d’ ozono,
la mente parcellizzata,
mille domande da riformulare
ma nessuna precisa. Non so
come sono riuscita, quasi
premendo un interruttore, a frenare
queste correnti alternate
d’ansia fuori contesto:
ora accetto i miei giorni,
ma le ore incomplete della notte
scoprono appena il pullulare
di sogni sconosciuti.
 
 
More di rovo
 
Spremi il succo dell’ansia tra le dita:
avvertirai tra le labbra un sapore
acidulo, quasi avessi raccolto
more di rovo bluastre, dai chicchi
impolverati.
 
 
I merli
 
Amo questo silenzio – il canto
modulato dei merli, la mattina…
prima che l’alba soffi le sue luci –
pallide, delicate – in mezzo ai fori
delle finestre… più tardi,
quando saprai che il giorno
non si può più rimandare,
spalancherai vetri e persiane:
l’anima trapassata da un diverso
lancinante chiarore.
 
 
Anche se tu non vuoi
 
Anche se tu non vuoi,
questa è la via,
lastricata di pietre lunari:
uno splendore
freddo ti abbaglia, tremi
posando nudi i passi su carboni
e diamanti, a tratti aspiri
polvere velenosa. Ricordi
i dialoghi sospesi e trasparenti
dei passeri, in via Lamberti?
Avevi mani
dolci per le farfalle, eri felice.
Oggi la mezzaluna accesa nasconde
la parte oscura, imperscrutata.
Anche se tu non vuoi,
questo è il cammino,
contaminato da ordigni inesplosi,
che la sabbia ricopre; e tu devi,
il respiro del buio alle tue spalle,
proseguire la via, disillusa,
con una grazia che trasfigura
gli stracci in seta, l'arsenico
in miele: e tu cammini,
con il cuore spezzato, sulle pietre
di luna, i carboni e il brillio
delle lame nel buio.
 
 
Gabbiani
 
Sciogli dal guscio della menzogna
la mente rattrappita, e sgroviglia
i cordami ammuffiti nel profondo:
disincaglia la scheggia sotto l’unghia,
infilzatasi dentro a tradimento, sfila
l’amo che uncina i giorni e il tempo e l’ora…
guarda gli uccelli a stormi contro il cielo,
e segui il volo
dei più grandi gabbiani, nel tramonto…
ali libere e vaste, in largo ritmo: abbagliante
in ondivago ventaglio!
 
 
Andando a joga
La luna risucchiata dentro il cuore
io l’ho sorpresa di primo mattino,
uscendo in corsa sulla fondamenta:
fluttuava provvisoria in mezzo all’aria –
un pallore diffuso e trasparente.
Con gioia, ho respirato il suo silenzio.
 
 
Sosta di pace
 
Tranquilla,
nella casa di sughero rintano
i nodi d'ansia, ormai risolti,
dal profondo svaniti sorvolando
il respiro del cielo, le sorsate
di speziata salsedine sul bosco:
aghi di pino in mille strati, e nude
le braccia aperte del materno albero:
una luce aranciata si diffonde,
e la sosta di pace ci rinnova.
 
 
 
 
 
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