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le mie poesie ispirate alla montagna: colatoio d'abisso dopo la grandine fieno e letame quando la neve si ritira
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- questo è il proclama! >>>
L’erba era immobile nel buio
sotto la strada curva – ai lati
rami e foglie sbozzati dalla luce
di rarefatte lampade, e poi case
profumate di legno, fieno e silenzio –
dentro le mura a secco, di pietra
ruvida, invisibili nel sonno
uomini ed animali
e c’era
l’odore puro del freddo notturno
ma più forti i profili dei monti
neri…più in alto
una luce profonda, di zaffiro
Dura come graniglia torrentizia
prosciugata dalla calura.
Sincera come giogaia dilavata
da tempeste notturne, da meridiana
grandine calcinata.
Possente come il Pelmo,
sopra spalle di abeti.
Leggera mi vorrei come i profili
delle Rocchette, resuscitate
dopo oscura violenza, sottili
nell’aria verginale del mattino...
Tra lo stupore blu delle genziane,
sono entusiasta creatura!
Ubriaca di spazi io – qui – respiro
l’odore di vertigine rocciosa.
La morte in garza di fantasma
vapora sul paese
nel silenzio dopo la grandine
alza nel buio fili come braccia
luminescenti sulle case –
prati di fango, foglie sgangherate
copre di bianche ragnatele
e lenzuola di nebbia nella notte
stese su ortiche dense
su fienili crollati, travi marce
case disabitate
la morte in forma di fantasma
vapora nel silenzio del paese
Ricordi
la montagna spaccata
a onde contorte oltre la curva
rischiosa, sul greto del fiume
invaso da alberi e sterpi?
Policromo tracciato, aperto sul tempo
condensata magia di sinclinali –
sospinte oltre i millenni verso l’alto:
le vedevamo soltanto un attimo
nella pioggia, dentro la valle
oscura ed infossata…un giorno
siamo discesi tra cespugli e rami
spinosi – quasi animaleschi –
era una magia nera
Guarda la terra grigia, in fondovalle:
esce da lunghe apnee
tra foglie marce, rami storti e piume
germoglianti ai cespugli
vagolano su fango e aglio
coleotteri blu metallizzati
quando la neve si ritira, l’occhio
a scansare gli inciampi si fa cruna –
strada franosa, tronchi capovolti –
l’ultima bianca chiazza è un trabocchetto
con pienezza di voce il fiume chiama
il baleno dei daini in corsa, candidi
anch’io sono così
simile a terra inumidita, petalo sfatto
di trasparente bucaneve –
assurda e naturale, quasi nuova
Ho posato i miei passi su sentieri
d’argento e ferro - rossi e marrone
i sassi, coperti da lamiere
di diamanti tritati… per terra
polvere di specchietti rilucenti.
Sull’opposta montagna, capelli
disciolti e fili - e rimbalzi
sopra rimbalzi dell’acqua
rumoreggiante: questa
è la valle di Fleres, di fieno
profumata, verde di prati e foglie
che sussurrano al sole…
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- Wandern Camminare per camminare sì, ma per giungere altrove anche il mio dio wanderer sugli abissi la radice del tempo s’apre in frastagli di vette franano massi, la pietra intorno è un abbraccio per te ondulato capriccio di fratture nel tuo procedere immerso sei formica in un canto di bellezza
- Autunno sul Cansiglio
- Guardavamo, camminando nel bosco,
- il pallido vuoto oltre i rami,
- con la testa buttata all’indietro:
- e nel silenzio cominciò a crepitare
- una polifonia profonda di suoni
- cristallini, secchi, e cresceva,
- calando su di noi tra i faggi
- (bianche canne sottili, ombre leggere)
- improvvisa una neve di pepite
- accartocciate ramate, in tranquilla
- deliberata capricciosa abbondante
- caduta, sull’ondulato tappeto
- di foglie rosse.
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- Acqua
- Senza memoria vivo, liscio i sassi;
- deformo le pareti, il ventre oscuro
- della montagna erodo;
- sgraffio le crode, nutro
- le efflorescenze del muschio e le radici,
- ancorate nel magma di terriccio.
- Dispersioni lucenti ai neri dorsi
- boschivi dono; sposto
- ramoscelli ed arbusti, interi tronchi
- precipitati nella mia corrente;
- sempre nuovi meandri ricompongo
- nei letti torrentizi e, quando scoppia
- il sole, sventolo tra i rami
- ondate di vapori iridescenti…
- trapelando e guizzando tra pareti
- verdi e brillanti, a tratti mi rallento:
- con calmo gorgoglio, disseto steli,
- penduli fiori ed insetti; e ancora brillo
- con migliaia di mobili paillettes
- sui laghi alpini, infine sfondo
- senza terrore i precipizi, esplodo
- in getti plurimi tremanti, fuochi
- di liquefatto ghiaccio cristallino.
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- Desiderio verticale
- Portami a conquistare gli uragani
- di pietra ed acqua, laghi d’erba, fiumi
- frantumati dal sole. Cantano sirene
- di desiderio verticale – sui bordi
- dei precipizi, sbattono le ciglia
- erbe fluttuanti, amare.
- Forme incurvate come l’aria
- non più lontane di uno sguardo
- mi dissetano, in pausa. Fili
- verdi sorprendono la luce.
- Portami ad ammirare i corvi in volo
- largamente rotanti, con tuffi
- liberi nel profondo. L’avamposto
- trema – quasi - si sporge sopra mondi
- sprofondati…s’aggrappa la miosotide alpestre
- ad una crepa, ed assorbe il fruscio vertiginoso
- come di un mare verticale.
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- Colatoio d’abisso
- Colatoio d’abisso le parole
- serpeggianti nel manto erboso –
- scorciatoia alle vette, nella stagione
- culminante, pungolo e sferza per me
- il tuo amore squillante di contrasti
- scorticata la buccia ai desideri
- tu ed io, alla fine del giorno –
- dove un vasto pendio s’allunga
- e la brezza aromatica disperde
- le promesse recise, il fieno
- falciato con fredda lama…
- vedo passi di taglio sui ghiaioni
- tracce interrotte, massi e smottamenti…
- la salita retrograda mi spinge
- a un labirinto illuso, scalinate
- di vetro ambiguo, saliscendi
- intrecciati ed aperti…
- rotoleremo infine nell’abisso
- delle nostre parole, annoderemo
- rime, sudore fumante, fieno
- finali con abbracci allucinanti…
Ricordo di Valle di Cadore I colori invitanti dell’autunno e i riluttanti odori… Gialli piumaggi al sole: è mezzogiorno maculato di ruggine, nel bosco verde squillante e nero… Domani, forse, scenderà la neve sulle tettoie e il baratro di rovi… nel silenzio dell’anima, un fruscio, come l’eco di foglie sovrapposte – già calpestate. torna su Creature Creature viola e gialle ai miei lati il sentiero è in salita: io sono passo e fiato, respiro e fatica… occhi, piedi e pensiero, con ritmo ali arancio tra i sassi – il mio sguardo è inondato dai monti lontani… preme il blu di genziane, sul cuore Costabella è variabile d’ombre ed il suono del mondo sprofonda nei paesi minuscoli – argento è il concerto dei pascoli taglia il fiato, la roccia io mi sento aria, pura aria che gode sulla cima ove mordo la mela al di sopra, si sfiocca un vapore in un vortice aperto…
- Fieno e letame
- I dolci spruzzi della Val Venosta
- sui prati più lontani…
- dietro il monte,
- una tenda di luce in trasparenza.
- Di calce viva, arcate ed antri neri
- è questa terra: vedi i muri
- inarcarsi nel tempo, e le finestre
- sprofondate e dipinte. Fieno e letame
- cambiano odore ad ogni vento.
- Fiori gialli a milioni, e soffioni
- perfetti; myosotis, ranuncoli,
- isolate macchie di rosa…
- Ritagliano le strade nella piana
- grandi trapezi d’erba, con trattori;
- e puntano ai confini, nella notte, i camion,
- sventagliando alle curve con spavalda
- impudenza lunghi rimorchi.
- torna su
torna sualcune mie poesie ispirate alla montagna sono presenti
nel sito di Andrea Di Cesare "Ideabiografica"
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