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Il violino di Anania

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Vivevano Kei Saotome Chopin

Troppo terrestre Pink Floyd


 

 

E.Munch

 

 

 

 

 

il tuo silenzioso sorriso

 

e il nero capello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E.Munch

 

 

Fantasie op. 17 in C-Dur von Schumann

 

traduzione di Petra Ohl

Ich bin deine leichte
Krankheit - werde allmorgendlich wiedergeboren
am Ufer des Flusses, zwischen den Büschen,
grün und rosa, mit lilanem Flaum...

ich trübe dein Erwachen, ich dringe ein
zwischen den Vorhängen aus Staub - ich schreie
in der Süße ohne Heilung
jenes Orchesterchores, der dich verwirrt

ich dringe direkt ins Herz - ich verwickle mich
zwischen Partituren und Pulten, ich erklettere
dämmrige Elfenbeintapeten

und beherrsche dich schließlich mit dem Verbot
den Geist zu verlangsamen oder zu laben
an dem kleinsten Schluck Ruhe
zwischen wogenden Wirbeln
der Noten

 

 

 

 

 

soffi sulle colline

 

 

ho infilzato con spilli i miei ricordi

 

 

 

 

 

 

 

 

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La follia di Corelli

(variazioni di Rachmaninov)

 

Avvolgi in ragnatele

il tuo silenzioso sorriso e il nero

cappello: tu, vecchia pazza,

so che mi volevi prendere

un’altra volta – ti ho sorpreso

ferma nell’atto,

stavi emergendo sulfurea

da un passato di roghi,

ondeggiavi

incerta dentro un abito

sgranato, volevi

assottigliare la mia mente,

strinare le sinapsi allentate,

avvilupparti intorno alle spalle

i miei pensieri soffusi…

Scintillavano i tasti scivolosi,

lisci come una morte di farfalla;

vibrando deragliate, le note

precipitavano a sprazzi,

si è rotta infine la barriera:

una calda marea ha sciolto

sangue sudore e nervi

e tu sei ritornata nel nulla,

vecchia follia spagnola,

impallidendo sotto la nera

ala del palpitante cappello.

 

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Fantasia op.17 in do maggiore di Schumann

 

Sono la tua leggera

malattia: rinasco ogni mattina

sulla riva del fiume, tra i cespugli

verdi e rosa, piumati di lilla.

Offusco il tuo risveglio, m’insinuo

tra i tendaggi di polvere, strido

nella dolcezza senza rimedio

dell’orchestrale coro

che ti circonda.

Avanzo dritta al cuore, sollevo

cataste di spartiti, risalgo

le pareti di stoffa, divorate

dal tempo… vibro crepuscolare

nel balenio di luce avorio

che filtra, e ti proibisco infine

la più piccola sosta

tra i gorghi ritornanti

delle mie note.

 

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Il violino di Anania

 

Il piccolo violino di Anania

galleggiava in un fluido di note

stratificate, tra figure azzurre,

lampi di luce viola, e una corda

torturata all’estremo, nel modo

degli zigani. Sabato pomeriggio:

la ginestra cominciava a fiorire,

selvaggia, tra sterpi secchi e soffi

vaporizzati a onde, sulle colline.

Ho infilzato con spilli i miei ricordi

più sgraditi, e piantato paletti

nel groviglio dell’anima: domani

consolerò con tocco lieve l’insonnia

della mia vita, pensando

al tuo violino.

 

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