questa è la pagina di alcuni amici molto fedeli...       Osvaldo Pasqual
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INCANTAMENTO
 
di Eugenio :
E’ un mattino tranquillo
qui al villaggio,
e mi sorprendo a guardare
dalla grande finestra
il golfo che si stende
ai miei occhi stralunati
come un paesaggio di sogno.
Al di là del golfo
una fila di deboli luci tremule
rivelano un villaggio che dorme,
mentre i primi chiarori dell’alba
inondano il cielo in attesa.
Perchè tremano come lucciole
quei lampioni lontani,
quasi avessero freddo?
Una nave grondante di luce
sbuca lenta dal promontorio,
attraversa il paesaggio
e scompare...
Lunghe nuvole stirate ai bordi
rivelano l’arrivo del vento,
ma qui le piante sono immobili.
I fiori di ibisco vibrano,
aspettando il raggio di sole
che li possa aprire,
assetati di vita
come donne innamorate.
Una nuova giornata mi aspetta,
e mentre scrivo
tutto si è illuminato.
I misteri fuggono nell’ombra,
e tutto mi appare
una rinascita annunciata.
Sono ancora vivo!

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Eugenio Signori, alias Eugen:

 HIBISCUS
Ti vedo, sai, che mi guardi!
Anzi, più che vederti, ti sento,
sento il calore del tuo corpo
a me vicino.
Guardami pure
fin che sei in tempo.
Questo rosso così vivo
l’ho coniato per te.
Domani non mi vedrai più,
e al mio posto
uno straccetto appassito
si staccherà dal gambo
per cadere nella terra madre.
Ti lamenti, vero,
per la brevità della tua vita?
Pensa a me,
che sono nato stamattina
al sorgere del sole,
ed ora sento che al tramonto
la mia vita sarà spenta
come una fiammella.
Tu hai un passato e un futuro,
vero?
Per me esiste solo
un effimero presente,
senza ricordi,
senza emozioni,
salvo questo piacevole calore
che il sole mi riserva.
Unica compagna, stamattina,
un’ape che mi faceva solletico,
ma un poco mi gratificava,
perchè una goccia di miele
sopravviverà così
alla mia notte.

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Anche questa è di Eugenio:

   ESTASI
Ti guardo dal basso
e vedo il tuo profilo bordato di luce,
quasi evanescente,
mentre tu canti l’Ave Maria,
inseguendo un tuo sogno sublime
in uno spazio
di canne d’organo vibranti,
lontana mille anni luce da me,
concreto,
a spiare
i composti movimenti della tua bocca.
Una ciocca biondissima
ti copre gli occhi,
civettuola.
Il tuo petto pulsa vivo
nel canto struggente della preghiera,
e la chiesa
non è abbastanza grande
per contenere il tuo cuore,
con me così avaro.
 

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PASSIONE
lo sai vero
che è una malattia
ha un’incubazione
e ti senti un pò diverso
e non capisci il perchè
tutto quello che ti circonda
perde d’interesse
sei in attesa di un evento
e non sai quale
ma poi intuisci
avverti un pericolo
e pensi d’istinto
sono fottuto
la passione lavora
ti trasforma
e ti senti portato lontano
da una corrente inarrestabile
un fluido
che ti lambisce la pelle
percorsa da brividi arcani
e non vorresti nulla
che non sia quell’acqua santa
lo sai che ci sono gorghi
che ti potranno inghiottire
sul tuo cammino
ma non ti puoi sottrarre
la ragione più non combatte
soccombe
il mondo perde colore
solo la passione conta
né il presente
né il futuro
niente
solo lei esiste
ti ha occupato l’intimo
ti ha fregato
ma quando la passione
si scontra con la realtà
e il sogno sfuma d’incanto
come sempre accade
un vuoto immenso
si spalanca nell’anima
e bisogna rinascere dal niente
sotto nuove forme
è necessario
e nulla
sarà come prima.
 
EUGEN
 
 

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RIFLESSIONI
 
Seduto a poppa,
protetto dal vento,
guardavo la scia lucente
che la nave lasciava nel mare.
Nella bruma del mattino,
un sole malato
una spanna sull’orizzonte,
spargeva una luce livida
nel grande golfo.
Entravamo nella baia di Olbia
tra giganti di roccia ai due lati,
e lontano sulla costa
il villaggio apparve
ai miei occhi assonnati.
Ricordo l’entusiasmo
che mi assaliva tanti anni fa,
quando con foto e telecamera
mi precipitavo sul ponte,
ed era un’esplosione di gioia.
Oggi invece sedevo immobile,
annegato di malinconia,
con lo sguardo opaco
sulla scia lucente
che brillantava il mare del mattino.
Troppe cose sono accadute,
troppo tempo è passato,
e la guerra sta avanzando
con passi da gigante,
e il futuro si chiude nell’angoscia.
In questo preciso momento,
riflettevo guardando le onde,
migliaia di esseri umani
urlano nelle stanze di tortura
al limite estremo della vita,
milioni di miti animali
vengono sgozzati nei macelli
per la gioia del nostro palato,
e il sangue scorre a fiumi.
Il dolore come realtà assoluta,
dalla notte dei tempi
governa il percorso dell’esistenza.
Non sentivo gioia questo mattino,
ma poi poi poi…
mentre entravo nel mio giardino,
la buga gigante mi guardava in fiore
con una cascata purpurea,
l’azzurro delicato del plumbago
inondava di cielo le pareti,
e gli ibischi mi sorridevano
con il loro carminio encendido,
in un’aria che sa di gelsomino,
in questa Sardegna incantata.
E allora basta!
Se il mondo sta crollando
non ne sento colpa alcuna,
io faccio parte di quei colori,
esisto,
non mangio mele
e sono innocente,
mi hanno scaricato quaggiù
sulla Terra
al di fuori del mio volere,
e non sono Gesù Cristo!
 
 

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Un'altra poesia di Eugenio:

 
TURBAMENTO
 
E’ così che all’improvviso
mi arrivi da lontano
come folata di vento
che agita le foglie
e si estingue con un breve fruscio.
Tu sei un fremito dell’aria
che sfiora la mia pelle,
brivido arcano,
ferita sanguinante
che non vuol guarire,
ombra sfuggente nella notte,
essenza di gelsomino
che sfuma lentamente
e lascia nell’anima
un sapore amaro
di sogni perduti.
   

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le ultime due  poesie, che mi ha inviato Eugenio:

 

CERCHI D’ACQUA
 
Cerchi d’acqua.
Lo specchio d’acqua s’increspa
dimenticando
la sua quieta chiarità.
Ondine di ritorno
confondono le idee.
L’opaca immagine del mio viso
si frantuma
in mille frammenti
che vibrano senza senso.
Tutto ritornerà come prima.
Tutto.
 
 
 
GOCCE DI PIOGGIA
 
Ti ho pensato tanto,
ti ho detto parole
che altre donne
avrebbero bevuto
come un liquore,
ma per te
le mie parole
sono gocce di pioggia
che colano lente
sul vetro della finestra
in una notte senza luna.
 
 

 

Osvaldo:

Realtà vecchie e nuove

Solo,disteso, sul letto,
nell'abbandono del riposo.
La mente scorazza,ribelle,
nello spazio infinito dei pensieri
entrando nel mondo della fantasia,
rincorrendo il passato,
percorrendo terre,oltrepassando oceani,
illuminando avvenimenti,riproducendo personaggi.
Nel baule dei ricordi
basta una curiosita' fanciullesca,
un'occhiata birbona,
 attraverso la fessura del coperchio sollevato,
per scatenare il finimondo.
E' tutto un fuggi,fuggi disordinato;
un rincorrersi,un decollare nel vuoto libero;
uno svolazzare nell'aria pura
di sentimenti,emozioni,amori,
progetti,desideri,delusioni,
frustazioni vecchi e nuovi, rimescolati  tra loro.
Le immagini
ricompongono volti,piu' o meno noti,
infuocano situazioni vissute.
Non e' da ieri che l'uomo piange e ride,
odia e ama,costruisce e distrugge.
La terra lo sa!
Ne e' testimone da secoli...non ha colpe!
Io sono alla ricerca di un Dio che non castiga;
di un uomo che sa rispettare,
che non progetta solo banche dai forzieri stracolmi di oro,
che non divide le masse in poveri e ricchi,
che non abusa dei deboli,che non inganna gli ingenui,
che non crea schiavitu',che rinuncia alle guerre,
che usa l'intelligenza,la forza,il potere per aiutare,
che offre disponibilita',comprensione,
che lotta per la vita e i suoi valori .
Sul letto, del  riposo,
la solitudine ha aggiunto milioni di volti:
le luci,i colori,i sapori dell'attesa festa
sono rinchiusi nel baule di quel mio DIO
che,ancora,non ho trovato!
 
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Questa poesia me l'ha dedicata Osvaldo, che ringrazio di cuore:

   A Marina

Vedo notti chiare,eterni tramonti;
una citta',  Venezia,avvolta nel sonno,
in un gomitolo di misteriosa,storica bellezza.

Odo la tua voce,
le tue parole,musicare poemi
che solletticano la sensibilita'.

Odo il tuo canto
risvegliare sentimenti di ieri,
imbrattarci di emozioni di oggi,
tra il volo dei tuoi gabbiani
e il rumoreggiare del nostro mare.

Sento il mio corpo,
statua di ghiaccio,
sciogliersi in rivoli d'acqua cristallina.

Se questo e' un sogno....
non mi svegliate.

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Anche questa è di Osvaldo:

Piove.

Dal cielo grigio,plumbeo
cadono lacrime
d'amori  mai realizzati,finiti.

Piange la tristezza,
ma in ogni goccia,
la speranza
ripropone il sogno
  sicura
che dalla terra bagnata
nascera',di nuovo, una rosa.

 

...ed anche questa:

AMICIZIA


Non regalatemi il mondo...
Io
cerco un' amico
per scambiare due parole,
per elaborare un´idea,
per risvegliare
cinque minuti di stupidita',
per sentirmi libero,a mio agio,me stesso,
senza il peso del sapere,
la selezione del potere.
Non regalatemi il mondo...
cerco un' amico
per brindare ,con lui,
alla vita!

Un'altra poesia di Osvaldo:

   PASSEGGIATA VENEZIANA
   Venezia
   magia,
   incanto,
   miraggio irreale:
   realta'.

   Fascino,
   idillio di sapori.

   Venezia
   figlia,sposa del mare,
   corteggiata da un temporale estivo,
   appesa,
   grondante pagine di storia,
   al tramonto
   di un fine di agosto.


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 Qui Osvaldo è un po' triste:

Camminiamo,
uno accanto all'altro,
sorvegliati dall'orgoglio,
castigati dalla nostra vanita'.

Respiriamo
un'aria piena di sospetti,
avvelenandoci i polmoni di dubbi;
caricandoci la mente di sfiducia;
riempiendoci il cuore di indifferenza
con lo sguardo fisso nel vuoto,
il sorriso dipinto sulle labbra,
dimentichi della magia di una carezza.

 

VIVERE

di Osvaldo:

Non voglio
inseguire gli eterni misteri della vita;
intrufolarmi nei perche' ;
incatenarmi con dei dubbi;
perdermi in domande senza una risposta.

Voglio
godermi un raggio di sole;
gustarmi la carezza di una donna;
smarrirmi di fronte al sorriso di un  bambino;
lasciarmi andare nell'abbandono del tempo
con i ricordi inzuppati negli affetti,
con la gioia di sentirmi vivo
per sognare,
per amare,
per scambiare qualche riga...
affascinato,
tra l'azzurro del cielo e l'ondeggiare del mare,
dal volo di due gabbiani...
confuso tra le calli di una Venezia Eterna,Nostra.

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Eugen:
 

AUTUNNO IN VALSESIA

Ottobre volge alla fine.
Con piede leggero
scivolo su prati gialloverdi
rasati all’inglese.
Alte rocce
spruzzate di neve fresca,
sono là,
inondate di sole.
La terra vibra sotto gli urti
del Sesia infuriato
contro le pareti della forra.
Più a monte il fiume,
chiaro e tranquillo,
si increspa in superficie,
ed io sento
il fremito dell’acqua
che intuisce la cascata.
Baite di pastori
occhieggiano furbescamente
nell’orgia di colori,
dal giallo al rosso
al bruno caldo.
Vago odor di letame
si fonde nei colori d’autunno,
colori di morte fertile,
di morte-rinascita,
colori del ciclo eterno
intuito da un genio
e sofferto
dalla nostra fragile natura
di piccoli uomini
come un dolce-amaro destino.
Vicinissimo,
un larice giallo-arancio,
in trasparenza contro il sole,
con i suoi mille aghi lucenti,
sembra esagerare.
Lassù,
oltre le piante,
tetre pareti nerastre
si stagliano contro il cielo.
E’ di là che precipitano,
come nei disegni infantili,
cascate d’acqua bianca
polverosa di luce,
ansie verticali
che sprofondano nel nulla.
Veli rossicci,
morbidi vapori,
rendono irreale
la parete valsesiana del Rosa,
mostro immutabile
con tentacoli di ghiaccio.
E tu vedi
blocchi bianco-verdi
sospesi lassù
in attesa...
Ed ecco
dalla cresta del gigante
velocissime,
lunghe nuvole bianche
anelando lo spazio,
avanzano nel cielo.
Piccoli uomini
colorati di maglioni,
laggiù,
brulicano nel prato.
Forse sono felici.
Stilla nel cuore
con mille armonici echi,
una pace solenne.
In una magica rete
di suoni e di colori
Annina mi guarda
e mi è vicina,
realtà bionda,
la mia compagna di sempre.

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IL SOGNO DEL FIUME
 
di Eugenio
Vorrei adagiarmi nell’acqua
e galleggiare.
Non nel mare tempestoso
che ti riempie di paura,
ma in un fiume,
un grande fiume lento,
maestoso,
e scendere con la corrente
all’infinito,
rimirando il cielo,
stelle e luna,
sole e spazio.
Veder passare
sulle rive lontane
boschi e boschi,
e poi d’improvviso pagode,
splendide pagode dorate
che si specchiano nell’acqua
come donne in amore.
Ed io sarò fiume,
forte e puro come l’acqua,
l’acqua che ci ha donato la vita,
l’acqua di cui siamo fatti,
l’acqua che beviamo
quando siamo assetati,
l’acqua che ci rinfresca
se la calura ci assale.
E quando il sole d’estate
cangerà l’acqua in vapore,
sarò nuvola,
e guarderò il mondo dall’alto,
dai grandi spazi del cielo,
e chissà
se lontano dalle piccole cose,
in un sogno tranquillo,
sarò finalmente sereno.

 

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