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Vivevano Kei Saotome Chopin

 

La follia di Corelli Fantasia op.17Il violino di Anania

Troppo terrestre Pink Floyd

 


Alphonse Mucha

 

hanno volteggiato per poco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mucha

 

 

disincarnata per sempre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tramonto tempestoso

 

 

 

avevi un corpo...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vivevano

 

Vivevano nel loro tempo,

aderenti a un respiro

che ha odore di mandorle amare…

mani di ghiaccio

chiudevano i loro abiti

dai mille bottoni di madreperla…

rannicchiate nello spazio

di una penombra

reclinavano il capo come passeri,

spiando attraverso finestre

semichiuse… hanno voluto amare

ostinatamente, non una delusione

ha spezzato la loro fede…

una musica di Brahms

le ha fatte rivivere:

hanno volteggiato per poco

nei sensibili solchi

della mia mente,

attraversati dai violini…

loro sapevano suonare,

io no.

 

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Kei Saotome

 

Se tu volessi sprofondare –

disincarnata per sempre –

nel mondo dei suoni

e incenerire

le tue miserie corporali,

potresti

scioglierti in una pienezza

incandescente… lasciati guidare

dalle flessibili mani

della pianista –bambina:

ha oltrepassato mondi

di minimale freddezza,

giocando con l’avorio e scoprendo

i suoi primi sospiri

dietro invisibili sbarre

di disciplina: per arrivare a queste

celebrazioni di splendore e di lutto…

un diamantino sigillo

da imperatrice orientale

è stato impresso

sulle ondulanti catene di note,

in un crescendo appassionato,

senza respiro…

ha nascosto il suo viso nei capelli

e congiunto le mani nell’inchino,

il nero velo della gonna

nuziale allargato

a corolla…

 

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Chopin

 

Avevi un corpo. Il tuo viaggio

era sul cuoio e nella polvere densa,

con l’odore di sterco alle narici.

Cieli più luminosi e prati intatti -

dietro ai vetri della carrozza. Scendevi

a bagnarti la pelle dentro il rame,

la tua mente spaziava nelle stanze

affumicate: bagliori di rivolta

ti sostanziavano, e passioni germinali…

dal cervello ti esplodevano i nervi

fino alle dita, con suoni inusitati,

in forti grappoli, e dolci. Lo studio,

la pazienza e i languori da salotto; poi,

la febbre e l’ossessione, gli applausi.

Altre mani ti suonano, oggi: tu, vivo,

limpidamente armonioso fantasma

del vero romanticismo.

 

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