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Vivevano nel loro tempo, aderenti a un respiro che ha odore di mandorle amare… mani di ghiaccio chiudevano i loro abiti dai mille bottoni di madreperla… rannicchiate nello spazio di una penombra reclinavano il capo come passeri, spiando attraverso finestre semichiuse… hanno voluto amare ostinatamente, non una delusione ha spezzato la loro fede… una musica di Brahms le ha fatte rivivere: hanno volteggiato per poco nei sensibili solchi della mia mente, attraversati dai violini… loro sapevano suonare, io no.
Kei Saotome
Se tu volessi sprofondare – disincarnata per sempre – nel mondo dei suoni e incenerire le tue miserie corporali, potresti scioglierti in una pienezza incandescente… lasciati guidare dalle flessibili mani della pianista –bambina: ha oltrepassato mondi di minimale freddezza, giocando con l’avorio e scoprendo i suoi primi sospiri dietro invisibili sbarre di disciplina: per arrivare a queste celebrazioni di splendore e di lutto… un diamantino sigillo da imperatrice orientale è stato impresso sulle ondulanti catene di note, in un crescendo appassionato, senza respiro… ha nascosto il suo viso nei capelli e congiunto le mani nell’inchino, il nero velo della gonna nuziale allargato a corolla…
Avevi un corpo. Il tuo viaggio era sul cuoio e nella polvere densa, con l’odore di sterco alle narici. Cieli più luminosi e prati intatti - dietro ai vetri della carrozza. Scendevi a bagnarti la pelle dentro il rame, la tua mente spaziava nelle stanze affumicate: bagliori di rivolta ti sostanziavano, e passioni germinali… dal cervello ti esplodevano i nervi fino alle dita, con suoni inusitati, in forti grappoli, e dolci. Lo studio, la pazienza e i languori da salotto; poi, la febbre e l’ossessione, gli applausi. Altre mani ti suonano, oggi: tu, vivo, limpidamente armonioso fantasma del vero romanticismo.
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