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Videoclip
Revival su revival, la mia vita come in un videoclip: la rivedrò con un montaggio lento, un po’ sconclusionato. Per tuffarmi sotto la superficie, userò come chiave d’accesso il " fermo-immagine", inserendolo a caso: sarà sfocato, eppure so già che mi appariranno, perentori, messaggi d’errore e punti interrogativi. Reiterare la compulsione, premere tasti con l’arbitrio di un "random"? No, qui non basta una singola password. Strato su strato, scorre la moviola spiazzante e sconcertata del mio passato. Troverò forse, un giorno, il canocchiale per acquisire la visione lontana, tranquilla mente distanziata di chi guarda a rovescio, magari per un semplice errore?
Lasciami ricordare
Ora che quel tempo è scaduto, lasciami ricordare i mattini dolci come la polpa di un fico. Fucilate di pioggia sulla lamiera risvegliavano i nostri sonni, torbidi e puri dentro il sottotetto. Scoprivamo le pozze d’acqua nella lenta marea, le ore si sgranavano chiare, teneramente l’erba cedeva sotto i passi. Ci asciugava la pelle il maestrale, sbiancando di sudore i nostri corpi ruvidamente salati. Possedevamo le nostre dune, laghi rotondi infilzati da canneti, e cespugli di menta tra le ortiche. Ora che il tempo è diverso, lascia che ti ricordi le nostre soste nel silenzio dei boschi, e i cieli vertiginosi.
L’armadio dei ricordi
Ho svuotato l’armadio dei ricordi e attizzato con teneri scarabocchi nascoste braci di nostalgia: il letto era tutto cosparso di mutandine rosse coi pizzi indossate una sola volta, poesie battute a macchina, goffi disegni di manine impazienti, adulti sgorbi di diario, buttati giù sulle pagine di un’agenda rabbiosa: un pozzo sorprendente di deformati relitti, sospinti alla risacca del presente – nel breve spazio di qualche fiammifero acceso… fuoriusciti per caso, come da un buco nero, dal mio passato.
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