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Videoclip Lasciami ricordare

 L'armadio dei ricordi                   >>

Cinquanta anni fa Il palloncino rosso

La prima neve

 

 

donna sott'acqua

puoi ingrandire l'immagine

scorre la moviola del mio passato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fanciulla pensierosa

puoi ingrandire l'immagine

 

ora che quel tempo è scaduto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

bambola-foto di M.Orsoni

puoi ingrandire l'immagine

 

nascoste braci di nostalgia

 

 

 

 

 

 

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Videoclip

 

Revival su revival, la mia vita

come in un videoclip:

la rivedrò con un montaggio lento,

un po’ sconclusionato.

Per tuffarmi sotto la superficie,

userò come chiave d’accesso

il " fermo-immagine", inserendolo

a caso: sarà sfocato, eppure

so già che mi appariranno, perentori,

messaggi d’errore e punti interrogativi.

Reiterare la compulsione,

premere tasti con l’arbitrio di un "random"?

No, qui non basta una singola password.

Strato su strato, scorre la moviola

spiazzante e sconcertata del mio passato.

Troverò forse, un giorno, il canocchiale

per acquisire la visione lontana,

tranquilla mente distanziata

di chi guarda a rovescio, magari

per un semplice errore?

 

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Lasciami ricordare

 

Ora che quel tempo è scaduto,

lasciami ricordare i mattini

dolci come la polpa di un fico.

Fucilate di pioggia sulla lamiera

risvegliavano i nostri sonni,

torbidi e puri dentro il sottotetto.

Scoprivamo le pozze d’acqua

nella lenta marea, le ore

si sgranavano chiare, teneramente l’erba

cedeva sotto i passi.

Ci asciugava la pelle il maestrale,

sbiancando di sudore i nostri corpi

ruvidamente salati.

Possedevamo le nostre dune,

laghi rotondi infilzati da canneti,

e cespugli di menta tra le ortiche.

Ora che il tempo è diverso,

lascia che ti ricordi le nostre soste

nel silenzio dei boschi, e i cieli

vertiginosi.

 

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L’armadio dei ricordi

 

Ho svuotato l’armadio dei ricordi

e attizzato con teneri scarabocchi

nascoste braci di nostalgia: il letto

era tutto cosparso

di mutandine rosse coi pizzi

indossate una sola volta, poesie

battute a macchina, goffi disegni

di manine impazienti, adulti sgorbi

di diario, buttati giù sulle pagine

di un’agenda rabbiosa: un pozzo

sorprendente di deformati

relitti, sospinti alla risacca

del presente – nel breve spazio

di qualche fiammifero acceso…

fuoriusciti per caso, come da un buco

nero, dal mio passato.

 

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