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Le mie poesie come sassi, gettati dentro il magma virtuale – impaludate, annegate , disperse… ma ripescate, poi, da ignote mani amichevoli, e risospinte verso una superficie discontinua… qui lampeggia, variabile, una luce. Altre parole, altre grida, altre scommesse sbocciano sul mio schermo, evocate dal docile mouse: dolci come un soffione, violente come razzi… tendine lacerate di versi, muri di rabbia scalpellata, vetri spezzati dal dolore, pensieri luccicanti aspri come un’ortica.
Non togliermi la pelle di parole: sarò per te come un bianco Pierrot con vere lacrime dipinte, ti apparirò, sulla pagina, velata da una cipria di virgole e puntini di sospensione…il mio sorriso risplenderà laccato da un rossetto di metafore oblique e sfavillanti, sarò una diva del cinema muto! No, non devi scavare sotto il guscio di versetti e di strofe, sono una salamandra nel fuoco davanti a te, screziata di riflessi: io vivo, ormai, di ciò che mi nasconde.
A colazione coi fantasmi
Non vorrai ritrovarti, un’altra volta, a colazione coi fantasmi: inzuppare i pensieri, a densi strati, dentro melmosi stagni primigeni… Non vorrai, spero, sotterrare di nuovo le parole viventi in un ammasso d’ansia, a palate, e nei quaderni crivellare di sillabe gli spazi, sferzando invano l’aria con la lenza perché abbocchino all’amo quei ricordi… pregnanti, inafferrabili, reclusi dentro i laghi ghiacciati dell’infanzia sorvolati, nel luminoso mattino, da un lento treno d’etereo vapore, nel silenzio struggente del tempo passato.
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