Poesie 2004

...ma questi sono solo alcuni esempi...ne ho scritte molte altre...

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       3 Haiku

Come mi sento  

Foglia tra foglie

Notturno a S.Vito   

Ipnotica luna

 

  

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   Come mi sento

 

Come mi sento oscura nel mattino
e pesante nell’aria…
gonfio di luce, il blu dentro i canali –
cerchi, spirali e molle di colori
scombinati e squillanti –
picchiano i tacchi aguzzi sulle strade
si scompongono i muri come scorze
sollevate da muffe, nebbia e sale
la mia voce è calante tra ventate
come mi sento opaca nel chiarore
  

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     Foglia tra foglie

  

Foglia tra foglie, sfioro
l’accartocciarsi morbido di lame
prossime a trasparenza – superfici
plurime, un brivido le trascorre appena –
ed è sfatto giaciglio
cedevole…più non sussurra,
precario groviglio sottile,
la trama che mi ricopre –
grumi d’ombra sospesi
nella luce del freddo inverno…
 
Compatterà la pioggia, con nera
fanghiglia, le nostre vene – sparsa
trasmutazione di molecole
vegetali…

    
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        Notturno a S.Vito

 

L’erba era immobile nel buio
sotto la strada  curva – ai lati
rami e foglie sbozzati dalla luce
di rarefatte lampade, e poi case
profumate di legno, fieno e silenzio –
dentro le mura a secco, di pietra
ruvida, invisibili nel sonno
uomini ed animali
                             e c’era
l’odore puro del freddo notturno
ma più forti i profili dei monti
neri…più in alto
una luce profonda, di zaffiro

 

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  Il brusio della tua assenza

  

Ci sono stratosferici silenzi
quando tu non sei qui – mi pervade
il continuo brusio della tua assenza
 
io separo i tendaggi lievemente
spalanco un vetro – ancora
nel polverio di luce alla finestra
lievitano le molecole danzanti
del tuo corpo notturno
 

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    Cara amica
 
Cara amica, se forse hai conosciuto
la stanchezza che incombe come nebbia
e la notte invernale, in ostinata
controffensiva alla debole luce
del sorgente mattino, e i lunghi giorni
inconcludenti e dispersi… anche tu,
misteriosa amica, forse
t’incanti ad assorbire nell’anima
l’ultima crepuscolare accensione
del mondo, quando la luna è metallo
e le case risplendono di rosa:
nel cielo, lontanissimo e vicino,
tu la rivedi, appena
velata da una cipria svanente,
ed ogni colore dell’aria,
dall’incarnato tenero all’azzurro,
si confonde e distingue dal vicino –
l’irradiazione quasi traspare,
per tutto l’emisfero superiore,
di cosmiche lave e roventi lapilli,
mentre sfolgora il sangue nei canali -
non sembra proprio, eppure tra poco
ritornerà la notte invernale.
 

                    

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Il brusio della tua assenza
 
Mie timide radici  
 
Scivola dietro i rami
 
Desiderio verticale
 
Cara amica
 
 
 
 
 
" Desiderio verticale" ha vinto 
 una segnalazione     speciale
 nel concorso poetico-letterario
"Guardo la montagna e ascolto i suoi silenzi"
 promosso dall'associazione CORO FANIS
 nel quarantennale della sua fondazione
(6/6/2004)

  

 3 Haiku

 

Senza pensare

l’albero si denuda:

oro ai suoi piedi.

 

Calano i corvi

in vapore di nebbia:

autunno, addio.

  

Un mare d’erba:

l’albero solitario

lieve stormisce.

 

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    Scivola dietro i rami

   

Scivola dietro i rami questa luna:
nel cielo, una purezza di alabastro
e la terra, rinchiusa dentro il buio,
resta in ascolto del silenzio.
 
Qui, nessuno calpesta il mio giardino:
sfere pungenti pendono dai rami,
il tronco ha pelle bianca, curvi nodi.
Introversa, la luce dei fanali.
 
E scivola la luna di alabastro
tra venature di nuvole. La siepe
accompagna, discreta, il mio cammino.
 

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        Ipnotica luna

 

Ipnotica luna, mi ripaghi
con moneta di luce risonante
dell’insonnia notturna; luna,
candente fiamma che scivoli
sul profilo dei tetti nel blu
cobalto, ti penetra la gola
del merlo, un vibrato continuo
di trilli sopra il giardino oscuro:
si accendono scintille tra i cespugli,
ha squarciato la notte come lama
l’urlo del gatto in amore.

 

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      Desiderio verticale

 

Portami a conquistare gli uragani
di pietra ed acqua, laghi d’erba, fiumi
frantumati dal sole. Cantano sirene
di desiderio verticale – sui bordi
dei precipizi, sbattono le ciglia
erbe fluttuanti, amare.
 
Forme incurvate come l’aria
non più lontane di uno sguardo
mi dissetano, in pausa. Fili
verdi sorprendono la luce.
 
Portami ad ammirare i corvi in volo
largamente rotanti, con tuffi
liberi nel profondo. L’avamposto
trema – quasi  - si sporge sopra mondi
sprofondati…s’aggrappa la miosotide alpestre
ad una crepa, ed assorbe il fruscio vertiginoso
come di un mare verticale.

 

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   Mie timide radici

 

Ho vestito di bianco i miei pensieri…
diventa vegetale, il mio respiro.
Appena spunta l’erba, un fruscio
indistinto attraversa la mia gola.
Incerta primavera, quasi
imbarazzata stagione!  
Di là dal mare, esalano profumi
selvaggi da una terra diversa, scabra;
la salsedine soffia sugli scogli
perennemente. 
                      Rovesciata
si specchia un’altra città, dall’aria
per me quasi nativa, dentro piccole oasi
di mirti, sfiorate da gabbiani; per le strade
circola obliqua la bora, dalla stazione
terminale dei tram fino al porto.  
 
Ma io vivo a Venezia: qui
la primavera accende
tenere gemme, nebulosi mattini.
Ho vestito di verde i miei pensieri.
E vi cerco, mie timide radici.  

 

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