3 Haiku
Come
mi sento
Foglia
tra foglie
Notturno
a S.Vito
Ipnotica luna

puoi ingrandire
l'immagine
Come
mi sento
Come mi
sento oscura nel mattino
e
pesante nell’aria…
gonfio
di luce, il blu dentro i canali –
cerchi,
spirali e molle di colori
scombinati
e squillanti –
picchiano
i tacchi aguzzi sulle strade
si
scompongono i muri come scorze
sollevate
da muffe, nebbia e sale
la mia
voce è calante tra ventate
come
mi sento opaca nel chiarore
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Foglia
tra foglie
Foglia
tra foglie, sfioro
l’accartocciarsi
morbido di lame
prossime
a trasparenza – superfici
plurime,
un brivido le trascorre appena –
ed
è sfatto giaciglio
cedevole…più
non sussurra,
precario
groviglio sottile,
la
trama che mi ricopre –
grumi
d’ombra sospesi
nella
luce del freddo inverno…
Compatterà
la pioggia, con nera
fanghiglia,
le nostre vene – sparsa
trasmutazione
di molecole
vegetali…
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Notturno a S.Vito
L’erba
era immobile nel buio
sotto
la strada
curva – ai lati
rami
e foglie sbozzati dalla luce
di
rarefatte lampade, e poi case
profumate
di legno, fieno e silenzio –
dentro
le mura a secco, di pietra
ruvida,
invisibili nel sonno
uomini
ed animali
e c’era
l’odore
puro del freddo notturno
ma
più forti i profili dei monti
neri…più
in alto
una
luce profonda, di zaffiro
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Il
brusio della tua assenza
Ci sono stratosferici silenzi
quando tu non sei qui – mi pervade
il continuo brusio della tua assenza
io separo i tendaggi lievemente
spalanco un vetro – ancora
nel polverio di luce alla finestra
lievitano le molecole danzanti
del tuo corpo notturno
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Cara
amica
Cara amica, se forse hai conosciuto
la stanchezza che incombe come nebbia
e la notte invernale, in ostinata
controffensiva alla debole luce
del sorgente mattino, e i lunghi giorni
inconcludenti e dispersi… anche tu,
misteriosa amica, forse
t’incanti ad assorbire nell’anima
l’ultima crepuscolare accensione
del mondo, quando la luna è metallo
e le case risplendono di rosa:
nel cielo, lontanissimo e vicino,
tu la rivedi, appena
velata da una cipria svanente,
ed ogni colore dell’aria,
dall’incarnato tenero all’azzurro,
si confonde e distingue dal vicino –
l’irradiazione quasi traspare,
per tutto l’emisfero superiore,
di cosmiche lave e roventi lapilli,
mentre sfolgora il sangue nei canali -
non sembra proprio, eppure tra poco
ritornerà la notte invernale.
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Il
brusio della tua assenza
Mie
timide radici
Scivola
dietro i rami
Desiderio
verticale
Cara
amica
"
Desiderio verticale" ha vinto
una
segnalazione speciale
nel concorso
poetico-letterario
"Guardo la montagna
e ascolto i suoi silenzi"
promosso
dall'associazione CORO FANIS
nel quarantennale della
sua fondazione
(6/6/2004)
3
Haiku
Senza
pensare
l’albero
si denuda:
oro
ai suoi piedi.
Calano
i corvi
in
vapore di nebbia:
autunno,
addio.
Un
mare d’erba:
l’albero
solitario
lieve
stormisce.
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Scivola
dietro i rami
Scivola dietro i
rami questa luna:
nel cielo, una
purezza di alabastro
e la terra,
rinchiusa dentro il buio,
resta in ascolto
del silenzio.
Qui, nessuno
calpesta il mio giardino:
sfere pungenti
pendono dai rami,
il tronco ha
pelle bianca, curvi nodi.
Introversa, la
luce dei fanali.
E scivola la
luna di alabastro
tra venature di
nuvole. La siepe
accompagna,
discreta, il mio cammino.
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Ipnotica luna
Ipnotica
luna, mi ripaghi
con
moneta di luce risonante
dell’insonnia
notturna; luna,
candente
fiamma che scivoli
sul
profilo dei tetti nel blu
cobalto,
ti penetra la gola
del
merlo, un vibrato continuo
di
trilli sopra il giardino oscuro:
si
accendono scintille tra i cespugli,
ha
squarciato la notte come lama
l’urlo
del gatto in amore.
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Desiderio
verticale
Portami
a conquistare gli uragani
di
pietra ed acqua, laghi d’erba, fiumi
frantumati
dal sole. Cantano sirene
di
desiderio verticale – sui bordi
dei
precipizi, sbattono le ciglia
erbe
fluttuanti, amare.
Forme
incurvate come l’aria
non
più lontane di uno sguardo
mi
dissetano, in pausa. Fili
verdi
sorprendono la luce.
Portami
ad ammirare i corvi in volo
largamente
rotanti, con tuffi
liberi
nel profondo. L’avamposto
trema
– quasi - si sporge sopra
mondi
sprofondati…s’aggrappa
la miosotide alpestre
ad
una crepa, ed assorbe il fruscio vertiginoso
come
di un mare verticale.
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Mie
timide radici
Ho
vestito di bianco i miei pensieri…
diventa
vegetale, il mio respiro.
Appena
spunta l’erba, un fruscio
indistinto
attraversa la mia gola.
Incerta
primavera, quasi
imbarazzata
stagione!
Di
là dal mare, esalano profumi
selvaggi
da una terra diversa, scabra;
la
salsedine soffia sugli scogli
perennemente.
Rovesciata
si
specchia un’altra città, dall’aria
per
me quasi nativa, dentro piccole oasi
di
mirti, sfiorate da gabbiani; per le strade
circola
obliqua la bora, dalla stazione
terminale
dei tram fino al porto.
Ma
io vivo a Venezia: qui
la
primavera accende
tenere
gemme, nebulosi mattini.
Ho
vestito di verde i miei pensieri.
E
vi cerco, mie timide radici.
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