Umberto Saba
(Trieste-1883  Gorizia-1957)

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   Trieste

Ho attraversato tutta la città.

Poi ho salita un’erta,

popolosa in principio, in là deserta,

chiusa da un muricciolo:

un cantuccio in cui solo

siedo; e mi pare che dove esso termina

termini la città.

Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;

come un amore

con gelosia.

Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via

scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,

o alla collina cui, sulla sassosa

cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno

circola ad ogni cosa

un’aria strana, un’aria tormentosa,

l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,

ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita

pensosa e schiva.

 

la scia ch'esce dai tetti

 

   Ulisse

Nella mia giovanezza ho navigato

lungo le coste dalmate. Isolotti

a fior d’acqua emergevano, ove raro

un uccello sostava intento a prede,

coperti d’alghe, scivolosi, al sole

belli come smeraldi. Quando l’alta

marea e la notte li annullava, vele

sottovento sbandavano più al largo,

per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno

è quella terra di nessuno. Il porto

accende ad altri i suoi lumi; me al largo

sospinge ancora il non domato spirito,

e della vita il doloroso amore.

 

 

 

 

 

 

il mare di Ulisse

 

  Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,

con gli occhi grandi colore del cielo

e dell’estiva festicciola: "Babbo

-mi disse- voglio uscire oggi con te".

Ed io pensavo: Di tante parvenze

che s’ammirano al mondo, io ben so a quali

posso la mia bambina assomigliare.

Certo alla schiuma, alla marina schiuma

che sull’onde biancheggia, a quella scia

ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;

anche alle nubi, insensibili nubi

che si fanno e disfanno in chiaro cielo;

e ad altre cose leggere e vaganti.

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  Sera di febbraio

Spunta la luna.

                    Nel viale è ancora

giorno, una sera che rapida cala.

Indifferente gioventù s’allaccia;

sbanda a povere mete.

                     Ed è il pensiero

della morte che , infine, aiuta a vivere.

 

  Il vetro rotto

Tutto si muove contro te. Il maltempo,

le luci che si spengono, la vecchia

casa scossa a una raffica e a te cara

per il male sofferto, le speranze

deluse, qualche bene in lei goduto.

Ti pare il sopravvivere un rifiuto

d’obbedienza alle cose.

E nello schianto

del vetro alla finestra è la condanna.

 

 

 

 

 

 

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