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Le poesie di Silva

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Tutto in un punto  Formiche strabiche   Quello che so

Domande    Orione  Un lieve malessere   Conto le ore

Non è il collasso di una stella  Senza titolo  2   3   4

Salti, paranoie, innocue manie  Transito

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 Tutto in un punto


Su dal fiume si fa un filo
di nebbia, che si arrotola
ai lumi ultimi del Natale
svolgendo frattali di fumo,
intanto nuotano uguali,
creando altre spirali, altri vortici.
Ma Pollicino, staccando
agli alberi file di gocciole,
non si perde con la luce
dei mille riflessi nei cerchi
che acqua ed aria ripetono
all’infinito: a raccogliere
la stella cometa sulla punta
sarà il vertice uguale
al fuoco del suo centro

 

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  Quello che so

 

Nel freddo
so la differenza percettibile
dei rotolamenti
che la sabbia sott'acqua
discorre fra gusci e alghe.

E so che il vento,
uscito allo scoperto
nella certezza dell'uguale,
non si placa disordinando
le foglie, cristallizza
nel fuoco gemiti d'inverno.

E lo spavento
che destano qualità dissimili
dissolve il tepore monotono
di consonanti vocalità.

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  Formiche strabiche


Oggi ho fatto la doccia in compagnia;
le mani esili
che mi accarezzavano i piedi
non erano gocce né stelle di schiuma
a fare solletico...
Assurdamente,
mi aspettavo un incontro
con chi fosse attratto, almeno,
dalla qualità del docciashampoo...ma
a catturare ogni attenzione
fu la malferma stabilità
di un movimento d'acqua e sapone,
fatto irrequieto scorrimento
come di zolle alla deriva.
E scompariva la mia persona
dietro un evento sismico,
si percepiva
solo un fenomeno naturale...
Improvvisamente,
a quelle mani,
presunte amiche, mi scoprivo
del tutto inesistente.

Intanto tranquillamente
sulla mia pelle si rincorrevano
brigate mordaci di formiche. 

 

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  Senza titolo 2

Di rosa gorgoglio
l'arrosto si rosola,
è cotto.
La crosta croccante
che a stento si scosta
dal fondo
si arrende, la disfa
lo scavo maldestro
di armi
da taglio; la carne
si lacera e il gusto
non cambia,

il suo, il mio.

                                                           

 

       Senza titolo 4

 

Al semaforo, era già sera
quando ho visto due macchine, ferme,
ma una sola
si è mossa col verde.
Il fatto è che l'altra,
                la prima della fila,
sognava  la rima con
"una collina coperta di cielo"
pensando a un magnifico
endecasillabo, tipo
"sulla cima si spalma blu cobalto "
così è rimasta
incollata all'asfalto.
              In forte ritardo
              arrivò il novenario
"un velo di coltre azzurrina"
solo quando la successiva,
irrefrenabile,
era già ripartita.
               Inevitabile
               fu lo schianto.  

 

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Non è il collasso di una stella

 

L'inerzia di Andromeda preme
la notte dal di dentro,
ad est
dorme una stella
che è musica d'assenza; ormai
non so sperare altro che
l'accidia dell'arida luna
per sospingere in fondo
il buio del vuoto.
Ma non è un crollo
di luci in catene
l'onda d'urto che riaccomoda
i neutrini di anime lise…

 

Rinasce da terra con passi
che allargano il buio domato,
accanto a una foglia che geme
nell'ottundimento
di un bagno universale.  

       

Questa è la mia preferita:

  Transito


Mi sgomenta un accendersi di aceri
appena ingialliti, e già li cerco
ad ogni transito
ad ogni cardine cancello casa d'angolo
nell'arco      di un arancio      che si sfrangia -
questa fluida curva vibratile di aceri
ha ciò che d'acero non è ma acerbamente
       vibrazione violetta, sfarfallio
       dai risvolti improvvisi, quasi sguardi
       amari di memoria, e rimpianti.
Transito che riappare
nel riconoscersi aurora
morente in altri soli, altro riporta
a questa schiera d'aceri
appena tremanti di sconcerto - grido inerme,
nota stremata che sfinisce
la sua canzone - ne vive
l'aria tra i corimbi tutt'intorno,
irreplicato divenire che
io mi sento addosso come un'acqua
distante oltre ogni limite
             quasi rigoglio diafano
               latitante in un sole
               interno, di sfuggita...

 

                                                                 Silva


  

 Un lieve malessere

 

L'odore più assurdo è del giorno
che si adagia su pioggia di afa,
quando la luce diventa solitudine
dietro l'erba alta, e la mente
annusa inquieta l'incantesimo
che naviga l'aria, confusa
dal soffio asprigno di un'assenza.

 

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   Domande  

Le tue domande sono le domande 
della terra, mille fiumi tracimano 
sabbie mobili al vento dei crepuscoli. 
Sopra i campi quadrati di pianure 
umide, lagune di buio coprono 
silenzi tiepidi di fango e polvere, 
sospiri senza voce, persistenze 
volatili che svelano distanze. 

Le tue domande sono le domande 
dell'aria, nerofumo incorruttibile
del fuoco rubato agli dei. Fiammelle 
fugaci rasoterra ti raggirano 
sorvolando risposte, il buio stritola 
le loro ombre incerte in un mortaio 
d'acqua, ne odora il vento qualche briciola 
soffiandovi le storie errate. In terra 
domande esatte, spente, si riposano.

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  Senza titolo 1

 

Come neve è la cruna della tua
luna, che mi rinnega.
E una ruga si copre di parole
e pagine, diari interrotti
in celestiali ore di vacua
finzione e pietosi stordimenti,
e l'alone bugiardo
resta un estuario d'attimi. Lassù
è la cifra labile, chiarore
d'azzurra cenere,
ma grappoli binari ricondensano
il fumo di un buio perduto.
Ora ogni luce è sfatta
medusa in bilico,
malfermo il cielo.

 

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   Conto le ore

 

Conto le ore che si disfano
come le foglie
in pulviscolo amaro,
aerei di carta che la notte precipita
in un tempo avaro, che mi esclude.

La luce del tuo sguardo
che l'impronta di un'ombra
rivela in ritardo, si trasforma
in un astro materialmente spento,
l'antico dardo si chiude
in malferme abitudini.

E tu che non vedi lo scempio
della tua congruenza ai perché
dati senza pudore,
costringi un sogno dentro il tempo,
come un ricordo obliquo
che si spezza da solo in un attimo
e non spegne il dolore.

E non vedo alcuno che attenda
la tua trasparenza

di foglia dissolta in un respiro.  

 

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   Senza titolo 3

 

Rovescio la testa, mi vedo riversa

in su come nuvola, che di me

fa un verde riflesso di leccio

in festa, nel cielo illeso.

 

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   Orione

 

Dove il Cane, sulla linea che intorbida
un oriente di gelo, si congeda
dall'incolmabile convessità
dell'aria, e l'alta curva del buio
sospende nebulose invisibili
a una fibbia di luce,

lassù,oltre il varco dove le Pleiadi
pigolando mi scortano
fino alla porta malferma del sonno,
e mettono un sipario
tra te e questo cielo mai toccato
con un dito, ma sempre
amato e non meno amaro, obliqua

lampeggia la spada
all'aerea losanga, e nelle estreme
vie di un remoto incantamento vive
per sempre il cacciatore
con i suoi cani, eterno
immutabile Orione.


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   Salti, paranoie, innocue manie

Mio figlio, quando cammina  sui marciapiedi, si concentra come se dovesse
evitare di calpestare mine vaganti, si arresta un attimo, poi saltellando
preciso e disarmonico avanza senza nemmeno sfiorare i contorni dei lastroni
di marmo o cemento, e non so se preoccuparmi della viabilità o rallegrarmi
della sua abilità... ma non gli dirò niente, e non saprà che questo era una
volta anche il mio gioco preferito, perché non parlo mai delle mie
incomprensibili manie...

Ed ora, solo un salto di traverso
sorvolando l'alterno rivelarsi
delle fughe irrisolte
con la corsa ad ostacoli invisibili
nascosti nella forza
dei passi deliranti, che si adeguano
in ordine sparso ad immaginarie
febbrili disarmonie.
                                Testardo
passatempo di ieri,
                              ci sorprendi
in un morire di alghe
al mare della memoria, estranei
con il DNA dentro quei passi
spaiati e sfusi, risibili
molecole di flutti indifferenti.

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