La mia Venezia 

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L'innesco Labili in una nebbia

Andando a yoga Campo del Ghetto Nuovo

Traduzione in francese 

     di "Campo del Ghetto nuovo"

    

    L’innesco

 E’ attivato l’innesco

nel profondo da sempre

 

Verde acido e piombo la laguna

agitata da scaglie di serpenti

sodio liquido splende tra le barche

 

Sono le ore sedici, non puoi

affrontare la mente a mani nude

l’intoccabile retro dei pensieri

 

Duro ghiaccio, quest’acqua, al tuo respiro

se tu pensi di entrare – ma l’innesco

è attivato da sempre nel profondo

 

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       Labili in una nebbia

 Vedi: gli scafi sfiorano l’acqua…

ci sei tu – la tua spoglia distratta

separata dal mondo eppure viva

 

strisce di luce perforano il vetro

e si avvicina  - dolcemente lenta

ma con chiglia decisa, la tua nave

pennellata di fresco e scuro verde

 

nicchie sicure nella mente scava

spicca gusci lucenti di pensieri

il colore affilato col coltello

e tu, guardi la pelle del vicino                               

con vestito di seta o varechina

 

sfumano fondamenta, campanili

labili in una nebbia di scirocco

 liquefatti nel kohl gli occhi brillanti,

la ragazza non piange ma nasconde

orecchini con chiodi tra i capelli

 

            

 

           Andando a yoga

 La luna risucchiata dentro il cuore

io l’ho sorpresa di primo mattino,

uscendo in corsa sulla fondamenta:

fluttuava provvisoria in mezzo all’aria –

un pallore diffuso e trasparente.

Con gioia, ho respirato il suo silenzio.  

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      Campo del Ghetto Nuovo

 E’ tornato l’odore dell’inverno

tra gli arpeggi del vento

con filo lieve sgorga sui macigni

la fontana di gelo trasparente

 

o sale amaro della mia memoria

che mi nutri con azzimi e fantasmi

riverberati dal muro assoluto

 

non c’è niente di freddo come

l’urlo – propagato nei luoghi dissolti

per onde interne – a bocca chiusa

 

corri, sì corri incerto

con la tua giacca svolazzante

e t’inseguono i gridi dei gabbiani…

quando è spento lo sciame sismico

si fa dolce il presagio della neve

 

  

Campo du Ghetto nuovo

 « L’odeur de l’hiver est de retour
à travers les virevoltes du vent
en fil léger dégorge sur les margelles
la fontaine de gel transparent

 

ô sel amer de ma mémoire
toi qui me nourris d’azymes et d’ombres
sois le miroir du mur absolu

il n’est rien de plus glacé que
le hurlement – qui se propage en des lieux abolis
par des ondes intérieures – à bouche cousue

 

tu cours, oui, tu cours incertain
ta veste voletant au vent
et te poursuivent les cris des goélands…
quand expire l’essaim sismique
il se fait doux le présage de la neige »

 

traduzione di Angèle Paoli

dal sito Terres de femmes

 

 

                                                

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Venezia - Lido  S.Michele

Fuori dal mondo Scorcio

 Cara amica

 

puoi ingrandire l'immagine

 

Venezia – Lido

Lievemente, sull'ali di un disagio

percettibile appena, il mio viaggio

scorre sull'acqua: color verde bottiglia

i bordi della scia; ritti e sospesi

sulla laguna lucente, gli ormeggi

disseminati. Nel cielo,

come un enorme strappo d'artiglio,

stratosferiche appaiono le tracce

di uno spirito angelico - forse,

insondate e terribili derive.

 

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              S.Michele

 L’argento non abbaglia: come ghiaia

s’agita l’acqua, dentro lo spiraglio

di vapore e di luce – effervescenza

sotto la macchia oscura di cipressi.

Per ciascuno, Caronte ha un altro sguardo.

 

  

 

 Fuori dal mondo

 Seguo un percorso antico, sulla laguna:

lingue di luce blu, riflessi a nastro,

liquidi specchi largamente estesi

ed aironi plananti all’improvviso.

Se, deciso, lo svasso batte l’ala

con nero ritmo, sereno sul palo

osserva l’acqua un candido gabbiano.

Nuvole di bambagia grigio-rosa,

risalenti a sinistra l’orizzonte…

e, proprio in fondo all’incurvato spazio,

un microcosmo in grani di rosario:

Burano, case e chiese in un abbraccio.

Così, senza un ritorno né una meta,

qui mi vorrei, sfocata creatura,

fuori dal mondo quando l’ombra cala.

 

      

 

           Scorcio

  Inverno e notte. Obliqui

procediamo nel vento. Sbattono

tazze e piattini del venditore ambulante –

fili d’argento è l’acqua sotto il ponte

agitata come seta cinese

danzante.

                               15/11/99

         

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      Cara amica

 

Cara amica, se forse hai conosciuto

la stanchezza che incombe come nebbia

e la notte invernale, in ostinata

controffensiva alla debole luce

del sorgente mattino, e i lunghi giorni

inconcludenti e dispersi… anche tu,

misteriosa amica, forse

t’incanti ad assorbire nell’anima

l’ultima crepuscolare accensione

del mondo, quando la luna è metallo

e le case risplendono di rosa:

nel cielo, lontanissimo e vicino,

tu la rivedi,  appena

velata da una cipria svanente,

ed ogni colore dell’aria,

dall’incarnato tenero all’azzurro,

si confonde e distingue dal vicino –

l’irradiazione quasi traspare,

per tutto l’emisfero superiore,

di cosmiche lave e roventi lapilli,

mentre sfolgora il sangue nei canali -

non sembra proprio, eppure tra poco

ritornerà la notte invernale.

 

                 

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