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Florinda   Francesco Doni  

Ito Nami   Angela Aniello

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Florinda (che in realtà si chiama Marina ) : una voce sensibile e personale del web:                   

  Infilzo pallidi germogli

Levo le tende da questo lembo di terra
dove i rami espansi del cedro
hanno cinto la mia vita e tolto il fiato

mentre rilassati e con le braccia protese
rapivamo le vibrazioni sonore
che risalivano dal cuore,
raccolti nel calore di quel ponte
che univa le nostre solitudini.
Raccolgo nel pianto i pezzi
d’un imperfetto incastro
che decifrava leggendo
le pagine opache della mia anima
e scioglieva con ferma dolcezza
le incognite non risolte.
Ora verso nel crogiolo
sogni e desideri
pallidi germogli
che infilo nella mia collana

 
 
Come un rosario, il tempo
 
Dietro i vetri opachi di questa stanza
che distilla lenta versi e memorie
osservo fluttuare il vento dell'autunno
che spegne gli ultimi ardori sulla spiaggia
e fa trasvolare gli amori dell'estare
verso cieli incerti e ignoti
dove il rosso d'un carezza monca
affannna il fiato e l'azzurro esilia.

Ho nuovi sapori in bocca
memorie d'angurie zuccherose
in quest' aria settembrina che sussulta
al tocco languido del vento,
ed attendo il dischiudersi
di nuove ore sulla pelle
sfogliando le pagine dei giorni
castoni in geometrie senza luce
strati d'oblio affidati ad un' onda che si sfa.

E intanto il tempo muta le mie forme
fluendo come un arabo rosario
che scorre tra le dita del mercante
mentre sorseggia un tè alla menta
 
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Città deserta

Una fievole luce di luna
sbianca la città deserta
e un distillato succo d’autunno
come fuoco lambisce i nervi.
Stanotte ti narrerò
una storia arenata nei silenzi
e ti dirò delle distanze dilatate
che affilarono un cuore consumato
e più non teme di battere da solo
perché la luna ha spento la sua luce
ed acre è l’odore della notte.

 
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Luce fredda

 

Non basta una coperta

a riscaldarmi dalla luce fredda

che entra in questa stanza

forse l’aria scioglierà

il colore del pianto.

Ma scorrono le ore

distillo la malinconia

in quest’intreccio di mani

che non arrivano mai a toccarsi.

 

Mentre dentro mi scende

l’ombra della notte, dove

sflilano i brandelli dei miei ricordi

 

 

Attendo un guizzo di luce nuova

 

Sto con il naso appiccicato al finestrino
di questo treno senza guida
che attraversa trafori troppo lunghi.

Il sonno già sommerge un po' le palpebre
ai passanti che attendono un guizzare
di luce nuova ma sempre antica
a portare luce su volti di sofferenza.

Si, ti ho visto costruire ponti
sotto ogni latitudine, sradicando le zolle
delle menzogne che tagliavano alle menti
il loro cibo, e t'ho visto piantare semi
di speranza in giardini privi d'acqua,
spaccando con le tue mani da minatore
le pietre dell'egoismo mentre il calore
delle tue carezze sbendava
anche i cuori più induriti.

Avrei voluto sfiorare i tuoi occhi puri
ora aperti ad una vita senza tempo,
ma sei sceso dal mio treno
verso un indirizzo sconosciuto
tu, uomo che sapevi di poesia e di teatro
e che hai vissuto ad una ad una
le pagine di quel libro che ora il vento
sfoglia e richiude sopra il mio ciliegio.

   

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Francesco Doni mi ha inviato queste  
 
poesie...immagini brucianti, intense:
 
 
Dov’è ora la tua voce,Vescovo?

  Dov’è ora la tua voce, Vescovo?
  La tua voce era una fiaccola ,
  una fiaccola con le ali d’aquila .
  Ha lasciato l’impasto di terra
  per un orizzonte di flauti .
  Hanno pianto quel giorno Signore
  gli operai della terra ,
  e Pietro e Paolo, custodi di cedri,
  un nuovo ne hanno visto nascere .
  Vescovo,il silenzio che ci resta non ci spaventa .
  Come da un’altura non perderai questi fratelli.
  Le finestre umane sulla riva
  corrono tutte,particole serene ,
  alla brezza dell’Eterno .
  Tutto ciò che avanza e sanguina
  preme su noi , poveri passanti .
  Chi ci ferì , chi ci umiliò ,
  ma soprattutto chi come spina , inserto alla mia luce ,
  calcinato alla memoria ,
  a dirmi che amore brucia e chiama a una seconda nascita ,
  con me, complice , uscirà dall’ombra :
  per correre ,fratello ,all’unico pilota .
  Ma Tu che tutto ved i, compreso il mio dolore ,
  cos’è una mitria ,un trono senza la parola ?
  Un suono d’organo , Signore ,
  come la fatica di ogni giorno :
  il rischio di sapere,la paura di soffrire .

Pasqua 1968     f.doni  
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Mia cara piccola Ruth  
 
 Mia cara piccola Ruth ,
l’alano è vecchio e stanco .
Non ha la forza di alzarsi sulle zampe
e sembra di maiolica .
Dal solaio ho riesumato la scacchiera :
gli alfieri e le regine :
anche le rose son fiorite nel giardino
e il vecchio gatto sporca ancor sul davanzale .
Tutto è tornato come prima :
anche le preghiere rimormoro ogni sera .
Ed ogni sera col ditino in su’
e gli occhietti luccicanti
come madreperle
torni a rimirar le cento stelle .
Ah! Sapessi quante volte
durante la giornata ,
 la voce mi si spezza nella gola
 e tutti i sogni dell’alba
scolorano al rosso chiaro del tramonto .
Domani, mia cara piccola Ruth ,
verremo al cimitero , io ,  il cane ,
il gatto e la scacchiera .

 Aprile 1953  
 
 
 
Per Antonio.

Perché mi chiedi se l’8 marzo è giorno infausto ?
Solo Tu  ora lo sai  che dormi
ad un palmo da tuo padre.
Mi dissero che quel mattino
pronto al tuo lavoro
il grido atroce della morte,
- dagli occhi spenti e dal silenzio eterno-
ti strappò alla sposa bella.
Cosa dirò sulla tua tomba?
Troverò parole adatte al tuo ricordo?
Se un fiore o il pianto o la lucerna accesa,
per un sussurro d’amore
danno la pura gioia del ricordo,
a me, tanto non vasta, è poca cosa.
All’orizzonte , semplici fiori di campo,
quelli che non hanno nome,
ma per questo belli ,vedo ;
e di flauti il suono sento ,
il flauto di Morfeo  :
smisurato otre di lacrime terrene !
Il posto ,  il luogo ora rivedo :
gli occhi accesi , maliziosi ,  attenti ,
la gioia di vivere e sapere ,
per salir in alto e senza aiuto
e dare al padre il meritato premio .
Il dolore che non ha un principio ,
e del terreno ha l’aspro sapore della beffa ,
sovrasta noi, poveri passanti .
Il credo che ci lasci ,
verbo sapiente e dal sapore antico ,
è difficile accettare :
correre alla meta senza mai fermarsi ,
solo do fatica e di semplicità vestito .
Forse per questo e non altro
- semplicità di essere ed apparire -
alla benigna luce del Signore oggi risorgi .
Dimmi allora, a voce alta  ,  mio unico conforto
ora che sei là dove ti trovi .
che non è solo la vita ma di più la morte
a rendere amici in un abbraccio solo
 
 
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Se avessi saputo

Se avessi saputo quando avevo vent'anni
che per premio mi toccavano due maschi
del tutto normali ed accesi alla vita ,
forse non l'avrei sposata .
Ora che il tempo è passato
ma di vita me ne resta abbastanza
ritornerei sui miei passi
per ripeterle t'amo .
Questo strano gioco di parole ,
specchio fedele del mio io
non dice del tutto cos'è il mio amore per lei  .
E' la gioia del giorno che viene
o la carezza del giorno che muore ?
Se della conchiglia il murmure
conosci o la luce che al naufrago
accende la pupilla
sappi figlio che solo
questo è il bene più grande .
La luce , la fede , la pace :
tutto mi ha dato.
A questo amore così strano
fatto di grida e lamenti
un giorno non lontano
ripeterò il ritornello:<< t'amo >>.
Questa volta davanti all'Eterno.

f. doni 14 marzo 1996  
 
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Poesie di Ito Nami - l'Uomo-Onda:
 

Che mi resta di te

se non il bagliore misterioso

dei tuoi occhi che,a tratti

dal fondo dell'anima mi balenano,

preziosi gioielli,come di gatto

nel buio della notte.

 

   Primavera

 

Sull'acqua,

corona di petali al tuo viso,

tra candide nuvole sereno.

 

 

 

Bello quel tempo ,amore,

semplice il giorno

di due composti solo,

tu ed io,

da alchemica trasmutazione

in un prezioso noi con-fusi,

andrògino divino ed unico abitante

di quella meraviglia di universo.

Bello quel tempo,amore,

fatto era il giorno

da noi,per noi,di noi.

Altro non c'era.

 

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Agosto agli sgoccioli,

dalle riviere

rapiscono i treni

gli amori d'un'estate.

Brillano,stelle al tramonto,

lacrime d'addio sincere.

 

 Dentro i tuoi occhi,riflesso

in prigione d'amore,come

in magico specchio mi vedo,

tutto il mio mondo

è li in te racchiuso,

onnipotente genio in sfera

di cristallo,schiavo.

 

 

Da un cielo sereno,reclusa

nel pozzo della memoria

oltre la grazia del capelvenere

a tratti,tu,ancora

mi sorridi,tremulo ricordo

più bella di Ermione.

 

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  Ragazzi in amore

(neodolcestilnovo)

 

E sì soave era il baciarsi

che di gustarlo ci si asteneva

per qualche dì ,sì che nostra

sete poi fosse più ardente.

 

   Abissi

Immensa su di noi la notte

e,sull'inquieta vastità

del mare,l'infinità

del cielo.Tra tanaglie d'abissi,

smarriti ci soccorre amore,

effimero ma solo ridosso

al forza 10 dell'eternità.

 

 

e dentro il petto

riverso bocciòlo di rosa

il cuore,e sempre fresco

il tuo profumo.

 

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Angela Aniello 
 
ci ha inviato questa  poesia:
 
       
LA TUA STORIA
 
Ho guardato il cielo
muto dei tuoi occhi,
ho guadato le sabbie mobili
della tua anima,
sfuggendo le insidie
del nulla.
 
Ho preso le tue mani pesanti,
le ho avvicinate ai fianchi,
distendendo le dita incurvate
e nella presa fiacca
la tristezza infinita
del gelo in inverno.
 
Ho accostato al mio petto
il capo reclinante,
centro di  pensieri d’amore,
ho sussurrato negli orecchi
il fuoco di una passione mai spenta,
ma non pulsava la tua tempia fredda.
 
Ho solleticato i tuoi piedi,
ritti, duri,  come imbalsamati,
nessun riso nel volto,
labbra semichiuse
tirate dalla morte
a sigillare il silenzio.
 
D’un tratto ho smesso,
ho capito,
sono rimasta inerte.
Una lotta impari,
né vincitori né vinti.
È la tua storia, la mia,
la storia di tutti.
 

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