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Armando Romano  Silvia Matteini
Franco    Ugo Mastrogiovanni
Maria Vittoria Spano Michele Bortone
Marimilia
 
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 foto di Fabio Sguazzin
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Poesie di Armando Romano, che ha pubblicato 7  libri di poesie
ed ottenuto molti riconoscimenti:
 
 
 
        Alba                     
 
Scura trasparenza  che diviene                 
a poco a poco  sempre più chiara:            
così spunta   il giorno.
                              
Così  nasce un sentimento nuovo.           
 
        Mattino
 
In ampi scenari di colli e valli
solo la voce insistente d’uccello,
qualche volo silenzioso e  inatteso
e un brusìo,parente del silenzio,    
mentre sale una luce rosea.                    
                                                           
E’ il mattino:risveglio di speranza.
 
 
         San Pietro
 
Cupola ornata di cielo,
con te s’innalza il mio cuore.
 
Per un attimo,un attimo santo
mi sollevo da terra…
 
Amaro è destarsi…
 
Roma,via della Conciliazione,18.11.05
 
       Alba
(dei mondi solo immaginati)
                                               
Il mare a me davanti
pur tra le nebbie che cingono le coste
sembra aprirmi le braccia
a offrire pace amica.
 
Un venticello che muove le foglie
gli dà piccoli brividi,
come a chi lo guarda  e l’interroga,
nell’attesa del sole in gloria.
 
E’ questo uno dei mondi solo immaginati…
 
Casamicciola,3.5.04
 
 
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ed ecco due poesie di Franco...
 
 
 
                QUELLA NOTTE
 
Quella notte in questura
commissario faccia da bufalo,
mia moglie una foglia al vento
giovani vecchi di violenza
troppo presi dai loro ruoli per capire l'amore
un medico con parole da questionario
scontate come l'amico che lo accompagna.
E tra schiaffi pugni e insulti,
mio figlio con il suo sguardo perduto nel suo problema di vivere,
de io troppo calmo per calmare il mare
e sopratutto la mia anima che ormai frantuma nella notte.
 
                NEL RICORDO
 
Nel ricordo
oggi ti ho vista
dopo tanti anni
e tu ed io siamo diventati un sorriso
oggi l'anima dell'eta' e' piu' serena
e ogni cosa sembra piu' razionale
ma un giorno mi rubasti le spalle
io ti chiesi aiuto
e mi aggrappai all'immenso dei tuoi occhi
l'oggi e' terribilmente vuoto
e mi afferro al mio ieri
 
 
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Così scrive Ugo Mastrogiovanni, da Caserta:
 
 
LA CASA DI MIO PADRE
È lì da sempre,
irta sul colle
a far da sentinella
alle terre di mio padre,
che lì la volle: salda sulla roccia.
Del suo cuor di pietra assai contenta
freme allo squittio dei passeri
e non paventa il turbinar del vento.
Quella è la mia casa,
avita,
dove mio padre nacque
ed io e miei fratelli
e piacque alla mia cara madre
che vi passò la vita.
Anche se il sol non la rallegra assai
e l’ombra la ravvolge spesso,
vigila austera e nulla passa inosservato.
Lotta coi venti, annienta le tempeste
e quando il poggio è innevato
sorride nel saper passato
ancora un anno
e compiaciuta nota che nulla d’allora,
niente da sempre è mai cambiato.
Quella è la mia casa.
 
 
LAVAVI AL FIUME
 
Lavavi al fiume la sottoveste rosa e
reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.
Cantavi all’onda e baciava le mani affusolate,
portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,
l’acqua schiumosa.
Sudavi in fronte e
rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.
La primavera intorno
Respirava i tuoi vent’anni.
 
 

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...Ugo nel Nord:

 La nebbia del nord

Scende all’improvviso la nebbia del nord,
conquista
ogni via.
Rastrella la foschia assopita sull’abitato
la deforma a sua
somiglianza,
le carpisce i segreti del giorno.
Entra nel privato la
nebbia del nord.
Procede perfida e buona, fredda e misteriosa,
vaglia
ogni cosa,
foriera di passioni la nebbia del nord.
Per i fidanzati
diventa complice di tentazioni;
ricama labili alcove di rugiada
spalma
la strada di sipari impenetrabili,
Intreccia mani e sospiri, lusinghe
ed inganni
innaffia labbra assetate
sveglia membra addormentate,
germina affanni, spegne il desiderio.
Tinteggiatura monocromatica la
nebbia del nord,
dirittura senza meta.
Offusca il pensiero, punge le
ossa,
cancella il sentiero, sopprime la sorte,
diventa drammatica,
amore e morte la nebbia del nord.
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altre tre poesie di Ugo:
 
Se tu tornassi
 
Non sono più verdi le aspidistre
i garofani sono appassiti,
il fiume ha trascinato quelli fioriti
e si è fermato a metà del suo corso,
spezzato è il dorso al noce
dai gherigli saporiti nei fichi dorati al forno.
Non ci ritorno più,
se tu tornassi non mi troveresti.
Tutto è cambiato Mamma
fatica la rima a dedicarti
e gravoso esporti il passato
se tu tornassi.
Capiresti a stento questo volto spento;
consumato da un mondo ruotato assai veloce
per me giovane leone domato, dal busto curvo,
emaciato da far disgusto.
Ipotesi utopica: se tu tornassi!
Geloso progetto che mi sottrae alla terra,
serra, riduce la mia logica.
Perdonami Mamma
per questo dramma che mi stringe il petto.
La poltrona è rimasta,
serbata con rispetto, se tu tornassi la troveresti
risuona ancora del cigolio di quando ti sedevi,
e di sovente provo a vagheggiarti
seduta, assorta a dipanare lento il tuo pensare
vado a spiare le lunghe sequenze di quel dire,
sentire e tacere ad occhi chiusi
in religiosi silenzi il tuo ricordo Mamma
luce perenne fiamma infinita
albore della mia vita.
 
Quando non ci sarò
 
Allor che non ci sarò più
quando il mondo sarà tutto vostro
e quel che ho fatto non mandate giù
non pensate che sia stato un mostro
solo perchè v’ho rimproverato
Non del mio ma del vostro operato
un gran ronzio vi scaverà l’orecchio
e troverà parecchio, miei diletti figli,
poi sentirete ancora la mia voce,
ossia la vostra croce: i miei consigli.
 
 
Vecchio pianoforte
 
Sfilò il panno di velluto, lo coccolò sul volto;
guardò stregato come il suo primo amore;
l’accarezzò, v’impose lo stupore
d’averlo ritrovato.
Fece pausa, rapito come se pregasse.
La tastiera si voltò, si scosse,
senza convinzione
svegliò i tasti assopiti da tempo,
lucidi di sonno, frastornati,
d’osso e d’avorio i bianchi, d’ebano i neri,
levigati, preziosi, ma pronti a sfinirsi.
Con devozione schioccò, stese le dita,
sicure, nette, affusolate,
cinque sprazzi di sole e d’emozione.
Risuonò la stanza d’armonia,
perizia, competenza, classe
sui tasti inginocchiati.
Effluvi di melodie frenate,
Violini, arpe, mandole,
echi di bronzi e mandolini,
e fu stupore e sogno.
Non ci credeva
il piano piangeva con lui;
quel vecchio pianoforte
che lo strappò alla morte.
 
 
 
 
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altre posie di
 
Ugo Mastrogiovanni
 
Ad una sconosciuta
Aperto
il tuo balcone
ai tuoi vent’anni
sempre.
Il tuo respiro
alitava primavera,
deviava il vento
e nera la tempesta
piegava in azzurro
I tuoi vent’anni
incollavano sguardi
succulenti,
il seno spogliavano.
Specchiavano i denti di perla
il cielo stellato,
rubavano eventi di luce.
Oro acceso i tuoi occhi,
il tuo sistema nervoso
lava cocente.
Senza tempo
catturo ormai il tuo silenzio
con gravoso respiro
rimiro il tuo balcone e chiudo;
è tutto finito;
continua a dormire.
 
L’ultimo saluto
L’aria trema;
io,
la mia ombra
e il silenzio.
Suona una tromba:
mi avvio
per l’ultimo saluto
a chi mi ha voluto
tanto bene,
amico addio.
 
 
Esplora la gonna
Esplora la gonna rosa
la brezza estiva
leggera e fresca,
sale ogni cosa e rinfresca
i tuoi segreti
mentre scendi le scale
che conducano al pozzo;
bruna sconosciuta,
donzella di maggio.
Scandito, lento
ma spedito
il passo segna lo scalino,
solo l’ombra vicino
e il corpetto di lino
arioso, aperto.
Ammicca il viaggio
del vento
il pizzo prezioso
e da riposo al sogno
sul tuo petto spazioso
Non ho il coraggio di fermarti
di chiedere, parlati
ma di amarti si
l’avrei.
 
Tu sei la sete
Nato da poco non ci si capisce
né ci si riesce da bambino;
giovincello poi,
vicino a babbo e mamma
il solito lavaggio di cervello
non ti fa afferrare.
Comprendere da grande ed ascoltare
si patisce di più
quasi libertà di pensiero
volessero carpire
il fiorire di maturità,
il tuo maniero
demolire.
Ma quando il tempo sta per finire,
scintille di fabbro sembra il sole
e il labbro è privo di parole,
capirai che le rose di maggio
ed il tepore
eran solo un passaggio
e che Lui è l’acqua
e tu sei la sete,
tempesta Lui e tu il fiato
ché ti fu dato
per suonarti il silenzio.
 
Quattro bambini
Quattro bambini
quattro fratelli
belli e carini,
quattro gioielli
Quattro ragazzi:
uno potava
l’altro legava,
uno zappava
l’altro fumava.
Sempre quelli:
quattro signori
senza pudori,
quattro banditi
mai pentiti;
due rubavano
due guardavano:
soltanto rubare,
senza ammazzare.
Quando li presero
due eran muti
due eran sordi
questi gli accordi
e non si arresero
appena usciti
ripresero.
 
A tarda sera
A tarda sera
il tuo sentiero seguo,
al tuo voler m’adeguo
e guardo alla TV
quello che vuoi tu.
Vorrei spezzare in due
queste serate,
lasciarne parte a te
una portarmi
per al destarmi
ritrovare
qualcuno a cui donare
il mio diario,
per poi ricominciare
l’itinerario che piace a te.
 
Un messaggio d’amore
Inconsueti linguaggi
frammentati da grida
e da bestemmie
aggiungevano grigio alla sera.
La poca luce marcava lo squallore della strada.
Il gracidar di voci risvegliava
miti di leggenda.
Attenta la calca sul selciato
sembrava esaltasi per un gioco
quando ecco un volto da un lato
placò il mio interesse
un occhio fisso, sbiancato,
un braccio penzoloni
l’ora tarda scorgeva ben poco,
una gamba usciva dai calzoni;
l’avevano ammazzato
per un messaggio d’amore:
per aver guardato
ingenuamente una signora.

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di Maria Vittoria Spano, ecco "La pace":

 

sono contenta di essere venuta al mondo,

d'essere nata sul nostro pianeta.

amo la terra.

e vero:

accanto al sole é un balocco questo nostro mondo,

ma é grande ,sterminato.

voglio andarmene in giro a vedere :

pesci frutti e stelle che non conosco

e sentire la risacca dei mari remoti.

ma tutto questo che noi sogniamo
non ce lo potremmo permettere finché
non ci sarà pace su tutto il mondo.
la pace sarebbe bella perché
tutti bambini del mondo di fuori son scalzi perché non han le scarpe,

li ferisce il freddo e hanno fame,
la pioggia bagna il loro lettino,
non han vestiti ne casa,
non ci sono le scuole .
i bambini su queste cose sono sei,
perche il ladro che li ha privati di queste cose e la guerra.
per i bambini di tutto il mondo lasciateci raccogliere canzoni,
liete,allegre canzoni,
che non conoscono l' orrore é la guerra,
che amino la natura la rispettino,
che non conoscano il linguaggio minaccioso e l'odio,

le canzoni che si raccolgono in un'unica sinfonia di pace e di bonta é non di guerra
 

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Silvia Matteini scrive...

  INDIETRO

Ci sono porte dell' anima che non si dovrebbero mai aprire;
parole alle quali non dovremmo mai dare ascolto ;
occhi entro i quali non ci dovremmo mai perdere.......
e quando ormai succede è troppo tardi
per riuscire a tornare indietro .....
Indietro, quando arriva il momento in cui ti chiedi
se ne vale ancora la pena,
se la sofferenza paga ,
se tornerà mai nel cuore
la gioia di quell' amore profondo
che sembra ormai essersi smarrito
nel ricordo di giorni lontani........

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un'altra poesia di Silvia:
 
Autunno nel cuore 

Un sole sbiadito si affaccia
quasi intimorito
in mezzo al triste grigiore autunnale…
mentre una lacrima intrattenibile
scivola dal mio cuore tradito
….mai avrei voluto, mai lo avrei creduto possibile!
Un velo di malinconico sconcerto
Mi avvolge da giorni…..
Neppure morire mi appare ormai così terribile!!
Rivoglio il mio amore !
Rivoglio i giorni della gioia !
Rivoglio la dolce illusione di sentirti mio!
Mi hai fatto assaporare un gusto nuovo del sentirsi vivi….
Adesso tutto quello che riesco a sentire
È il mio cuore
Urlante di dolore……..
 
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e, dalla Svizzera, un testo, con musica,
di Michele Bortone:
 
Dedicato a un'amica

Ti immagino qui
nei sogni miei tu
un amico un tesoro
è cosi che si dice.

Un amico un tesoro
ed è la verità
una verità grande
che descriver non so.

A guardarti ammirarti
sempre senza sfiorarti
un amico non può
è una gran crudeltà.
Quei ricordi stupendi
che ti restano in mente
sempre vivi e lontani
tra le braccia di lui.

E ti dedico un sogno
quella amica sei tu.
un risveglio un po' duro
perché non ci sei più,
mi abbracciavi affettuosa
però amavi lui
un amico sincero
ora qui sono io.

Quando il tempo
crudele sarà vecchio con noi
più lontano è il ricordo
che svanisce cosi
guarderò l'orizzonte
dentro il cielo di sera
una rondine in volo forse parla di te.


Testo e musica di Michele Bortone
il testo e la musica sono depositati alla Suisa di Zurigo
 
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...dalla Francia, Marimilia, che ha appena pubblicato con l'editrice "Il filo":
 
  A mio padre
  
 
In questo giorno
assopito e assente
arresa seguo i ricordi.
Brezza di tenerezza e amore
muove il pensiero
Soffia un vento dolcissimo
che alza sapori e odori
Cosi affiora l’impalpabile
 sento l’inafferrabile
Parlo di te
perché ora ti sento
Dopo il distacco
Improvviso
Inaspettato
Muto
ho ripreso a sognare
Più abile
Nell’attesa più generosa e forte
È strano il viso del dolore
Hai lasciato armonia
 alchimia di colori e forme
Ora è conciliazione
Tra me e te
Papà
ora c’è un filo lucente
che la morte non spezza.

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