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Giovanna Adelizzi, con passione e fantasia:
Voci
d’ombre danzano
sulle musiche insonore dei dubbi
rincorrendo echi smarriti
per generare frammenti di sogni.
Se dall’ignoto io nacqui
fu perché era già scritta la storia
che doveva fluire in altre storie.
Il destino mi concesse
lo spazio del tempo
sulle ali della luce - vita
per offrirmi ai venti, all’acqua delle fonti
perché anch’io potessi essere
parte dell’evento.
Ed ora, nel volto disegnato dei giorni
io, essere tra gli esseri
cammino nello spirito sospeso del pensiero
conscio d’un perché segnato
forse solo un po’ ribelle
cerco
nel mio andare di viandante
una tregua all’inquietudine
prima del riposo.
Il vento
gelava le tue membra
negli inverni
lunghi di attese,
con i passeri
che cercavano rifugio
nella legnaia
o nel fienile.
I rami nudi
dei pioppi erano croci
protese nel
vuoto dell’infinito,
erano braccia
che dipanavano, sul proscenio del cielo,
la tua paura
di contadino e di padre.
Nella
giovinezza dei figli
dimenticavi la
povertà del desco
nei tuoi
domani c’erano nuovi credi,
nuovi sogni e
messi dorate
nella vastità
dei campi.
Giugno
arrivava pazzo di sole
e il tuo volto
si ricopriva di sudore,
il duro lavoro
spezzava la tua schiena,
ma rideva il
tuo cuore,
contando i
sacchi di grano
caduti sotto
la falce e portati dal mugnaio.
Anima
semplice, senza capricci,
d’un tempo che
camminava scalzo
o con vecchie
scarpe bucate,
aquilone
legato alla mano dei silenzi
e alle
speranze di rossi tramonti.
Fra i boschi,
sui prati, sul volto della luna,
sul profilo
furtivo d’un mio sogno,
t’incontro,
padre,
e su questi
miei giorni che cavalcano
la strada del
progresso e dei lustrini,
sono schiocchi
di frusta i ricordi.
E’ ormai
troppo tardi per capire
quella tua
cicatrice di sorriso,
quando mi
sentivo incompreso
per i miei
desideri infantili respinti.
E intanto la
rabbia della povertà
martellava il
tuo cuore
come mannaia
sul ceppo di legno
nei mesi
gelati dell’inverno.
Non voglio sapere
Il vento non vede il silenzio dove si rincorrono i sentimenti. Appoggiato a una finestra dell’anima, m’accorgo che il cuore è un bambino che sogna. Finiti i platani, c’è la stazione dei treni e là in fondo al viale c’è un bar dove la luce del sole arriva con fatica. L’aroma del caffè si sente anche da fuori. L’uomo appoggiato al vetro appannato ha gli occhi rossi e una valigia in mano. La valigia è dipinta come l’arcobaleno. L’orologio vicino ai binari segna un’ora che non si vede, e quando passano i treni merce, la lampadina gialla a penzoloni trema. Ancora non so capire se sono nel sogno o nella realtà, ma l’uomo con la valigia in mano ha la faccia da straniero, la faccia da emigrante, la faccia da soldato, la faccia di chi lascia la sua casa, di chi ha capito la verità, la faccia di... Non voglio svegliarmi e trovarmi per strada, non voglio sapere se quell’uomo è un angelo o sono io, vestito di destino, che aspetto il mio treno.
La mia ballerina
La vita ha mani sconosciute l’innocuo incontro è vento di mondo ed i silenzi hanno parole impossibili per sentieri senza mete. La musica ti accarezza il cuore ed io ti guardo, mentre tu come gabbiano abbracci l’infinito. Arcobaleni di sorrisi ti vestono di luce e come giunco nel vento si piega il tuo corpo, gli occhi perduti nel vortice hanno frammenti di fulgida felicità. Suona musica...non farla fermare sulle tue note...lasciala volare, fa che i miei occhi la ricordino così: farfalla di primavera, sorriso di una notte di stelle, aurora che desta il mattino un calice di sogni bevuto nel silenzio dell’anima. Balla ballerina... balla...non ti fermare.
“Scelta e recitata in occasione d’una rappresentazione internazionale di danza classica„
Ma l’amore rimane
Sullo sfondo di foglie argentatetuffate oltre l’arco dello sguardo mani di pastello ancora graffiano dove il sogno pur trattenuto con forza si dilegua nello stupore dell’aurora. Ricordo la fragranza del concavo abbraccio e la luce incerta che precedeva l’ansante respiro, partendo lentamente dal fruscio del cuore si tramutava in gocce di stelle e di luna con il fragore delicato delle note musicali che solo l’amore ne conosce le celesti corde. Non so se parlare di noi mi ferisco l’anima o mi serve a lenire il pensiero che mi acceca so che a volte vorrei gettare l’idea al passato e là dimenticarne le tracce ma un uomo deve saper guardare il silenzio anche quando lo sguardo si fa pugnale ed il miraggio rimane con ali di bambino nel sogno che vorrebbe rimanere. Questa notte mi sono addormentato guardando una luna di passaggio, sentii una carezza nel cuore come se un Angelo mi accompagnasse muto mentre percorrevo il sogno – sentiero delle emozioni poi ho pensato che i sentimenti non si spezzano che il cuore vede anche con il velo negli occhi. Sospinto dal tempo ho perduto ogni credo seppure con la forza dell’ingenuo ho nascosto tra le fauci dell’indifferenza la mia dignità.
Antonio Sangervasio mi ha inviato queste poesie:
Beatrice liberata
Bea, che sai sognare ad occhi aperti,
ascolta la voce della terra.
Ascolta,
suona per te.
Non sarai piu' sola,ne avvinta.
La mia presenza è essenza di speranza
e ancor potrai cantare.
Sei libera di stare a piedi scalzi,
immobilizzata solo dai fiori.
Crea canta e sogna ancora,
disperdo le nubi con le mani
e dono alla tua anima,
un cielo assortito di colori.
Nelle cose il tempo
La ruggine colante dalle scale di un
giardino,
mi dipinge il tempo che è passato.
Cola,
sui gradini di bambino e un fiore sfiora.
Tinge la natura di oggi e d'allora
e luce rifletteva i suoi colori al sole
e le campane,
stanche di suonare,
raccolgono la cenere sospesa.
La luce assopisce solamente
e al quieto lago sogno il mare.
Il tempo
ricomincia
e l'ancora di ogni sogno,sogno ancora.
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Delirium 1, 2, 3 e 4 di
Antonio Sangervasio:
delirium 1
Spero nuove teologie,
nuove vite in nuovi mondi.
Nebbie quasi trasparenti.
Visi in volto assai eloquenti,
stampi in faccia fibrillanti.
Freddo battere di denti,
cuore a cuore, spalla a spalla,
dentro oceani profondi.
Fiori rose dentro ai venti,
buffe beffe situazioni.
Aerei in porti
e in stazioni.
Pioggia in testa
cloroformio.
Sentimenti
in saldi
a quattro soldi.
Orgie avvolte dai cappelli
e danze danze danze per i commensali.
Spero nuove ipocrisie
nuovi eredi nei valori
nelle lotte degli uguali.
Danze ancora a mezzaluna
schizza ai pozzi sottostanti
nel ritorno della luce.
Scindo funghi e verdi spruzzi
Spero armonie dei sensi
dentro a laghi nei palazzi.
Neve a sprazzi
sulla schiena
col sarcasmo della iena.
Spero retto l'equilibrio
dietro al sisma sensazione,
monolite di persone
che ricercan
amor sublime
Delirium 2
Inseguo inibizioni
in nenie ricorrenti
sospiri di diamanti
dimenano a morir.
Fuoco e denti stretti
nei battiti primordiali
s'innalzano ai palazzi
ruggiti di maiali.
Non odo piu' la pioggia
cantar dei tempi andati
ruscelli navigati
da anitre in corteccia.
Fai breccia nel mio cuore
olezzo inascoltato,
signore del creato
vibrante nel rumore.
Infine ancora sera
e vento assai fluente
scompiglia la criniera,
stravolge la mia mente.
torna su
delirium 3
Orde,
capelli soffiati,
stati di materia,
un giorno,
avviene.
Coltri,apogei,
risse di venti.
Dimentica,
ascolta la sera.
Roditori nei palazzi vuoti,
cantilene e pollini,
il domani e mani e mani.
Catapulte di parole,
ardenti,
evita,gambe a fuggire,
incontri incontri,
tu ami me nel covo dei serpenti,
niente da me,
nelle circospezioni della luce,
un tempo che fummo.
delirium 4 Dieci venti mi accompagnano, pungenti lacrime di agosto, affido la farsa della mia canzone, fuggita dal vaso , come idee contorte che vengono in mente. E’ vero, il mattino è d’oro, una maglia di catena, ma sono in delirio adesso e non posso dimenticare che hai fuso il volo dei pensieri miei con le ali. torna su
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