Pagina 2 dei Visitatori Catia  Davide Riccio F.Fusca HennèMariangela Marianna   Rita S.Merialdi  Toni Gabriella Maddalena
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Queste sono le poesie di Antonio Fontana, in arte

Tony, che si ritiene un poetaxcaso Il suo sito è www.tonyhome.too.it.

Amori  .dispersi
come tracce di fumo
nell'aria dei ricordi

amori consumati
dietro siepi di rose
dove solo le spine
 rimangono nel ricordo

amori stracciati
come carta riciclata
svolazzante nel vento dell'ipocrisia

amori cercati
tra i meandri della speranza
mai sopita
 mai svanita

amori  aspettati
raccolti dai sogni
di una notte mai finita
a braccia conserte la vita aspetta
un amore nuovo
un amore ritrovato
un anelito di felicità.

          

La mia Messina

 Che profumo di zagara

mi sembra ancor di ricordare

giardini di arancio e limone affacciati sullo stretto

bagliori di luce d’acqua

da navi attraversata

e di fronte a me la punta del continente

 

che festa la vara al grido di viva Maria

fronti sudate tirano corde a piedi nudi

suoni soffiati da anfore antiche

tamburelli impazziti ritmano la sera

 

ed i giganti a cavallo possenti osservano

mille colori dalla fiera in riva al mare

e nel porto le navi ingoiano treni da trasportare

scafi dalle ali forti sembrano sull’acqua volare

 

e Tu  da sempre lassù o Madonnina

benedici  pescatori e viaggiatori

da troppo  tempo manco dalla mia Messina

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Ali di rondine

 Nei miei occhi ali di rondine

non mi riconosco

quell’immagine allo specchio

non mi corrisponde

nei miei occhi ali di rondine

vedo un altro volto

non e’ il mio

fuoco nell’anima

freddo nella pelle

nei miei occhi ali di rondine

fluttuanti parole navigano scivolanti

ronzio improbabile di terre lontane

piccole felicita’ soppresse

nelle vane retrovie

nei miei occhi ali di rondine.

 

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Una poesia di Catia,webmaster del sito http://digilander.libero.it/blupoesia

Ricerca Empirica

Viandante di cime nascoste.

          [.. immaginifico candore ..]

 Grondante di vitali sali.

         [.. spasmo del cercare ..]

Ricado in pozze di vento.

         [.. il ricordo ... regale unguento!]

Nell'insana convinzione di funger da reato ...

                                                    mi rimango.

        [.. sete primitiva d'angoscia ..]

Dalla mia più sadica visione Braccata.

      [.. ora corro sfiorando terra!]

All'altezza della nebbia di scivolar

                                       il terrore m'avvince.

     [.. mani oscure a sostegno ..]

Dal mio troppo Restare sfatta!

        e stanca di scalare dal crepuscolo del salire ...

lambisco possibilità di meno rigide atmosfere ...     

 

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 Rita, che potete anche chiamare "Spazio immenso" o "Raggio di luna", mi ha inviato questa poesia:

 

MOSAICO DI SABBIA...
 
Musica suggestiva
danzo nella penombra
di un pensiero
in un crescendo
di emozioni e vibrazioni
nel palpabile suono
del silenzio
ondeggio sogni
disegno movenze
onde impetuose
i capelli d'ebano
cadono su pelle dorata
e nella morsa
di mani forti,
rivoli di note
ritmano carezze
su labbra superbe
in questo sguardo stellante
che modella l'anima
mi specchio e
polvere d'ambra
piove a coprire
l'ultimo velo
di una nuova
eclisse di luna....

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Semplicemente, una poesia di

Marianna D'Amato

 

Distintamente le tue sembianze mi appaiono davanti

E con te le immagini, le forme concepite dall'estro

che, in una notte insonne, mi fa da guida.

Così assoluta la perfezione

che insisto nel cercare un appiglio di realtà...

nel tentativo di produrne uno,

mi accorgo nell'immediato

che l'imperfetto creato

è ancor più degno di essere amato.

Così ti mostri all'intima coscienza del mio sguardo:

sei solo un sogno

eppure io ti sento qui, adesso...

la tua intima volontà riflette la mia anima,

i nostri impulsi sgorgano dalla medesima sorgente:

un desiderio profondo di ricerca nell'inesplorata scienza

e di rivalsa sul noto confronto.

Ti osservo nei minimi dettagli:

i contorni stagliati nella flebile luce del fuoco,

solchi e rilievi fatti d'ambra sulla tua pelle,

curve perfette disegnano le labbra

e un tiepido tepore le riscalda.

Linee geometriche formano il volto,

gli occhi a mandorla riflettono l'anima

e l'origine del tuo mondo,

come i neri capelli lunghi portati dietro

raccolti appena,

che mal celano un collo perfetto

sul quale si soffermano i miei pensieri...

e poi la mia bocca,

che per tutta la lunghezza lo precorre

e lo sfiora

per sentirne il brivido ad ogni tocco

e percepire la bellezza della curva

che conduce più in alto,

alla tua bocca.

Ma non infrango questo istante

per realizzare l'appagamento del mio impulso più forte,

non permetto alle mie labbra di lambire le tue,

mi fermo...

porto le mani al tuo viso,

sfioro le tue labbra tremanti

e mi accorgo che sei tutto un fremito:

ogni parte del tuo corpo sussulta del più intimo fervore

e, al tempo stesso... di terrore.

Le nostre anime si fondono nell'estasi del momento

ed i pensieri, sincroni nell'intesa, rivelano le reciproche paure.

I sensi tutti sono immersi nei tuoi

ora che finalmente sento il contatto della tua pelle,

le braccia forti che mi cingono,

la delicata, ma ferma pressione delle tue mani sul torace

mi tiene con te e non mi lascia andare...

la bellezza e il candore delle spalle

ad intimo contatto con il mio viso ed il mio sguardo,

l'odore che emani dal corpo e dall'anima,

il sapore della tua bocca,

e il calore dei suoni che ne derivano

si fonde con quello del fuoco che ci osserva e ci riscalda,

come la stella a noi più vicina,

come l'immagine di te

che altro non sei

che la proiezione dei miei desideri

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                              Il poeta Francesco Fusca, autore di numerose sillogi, invia questo suggestivo brano sull'amore:   

     ( vai al suo sito )

Abitarti il cuore

 Ti desidero

esageratamente e tu muori

dalla voglia di sentirmi

che vesto ingordo

la tua mezza luna...

Dentro

la tua tana, accovacciato

nella tua conchiglia

conto ancora tenermi l'Infinito

- tenero e dolce -

nella mano piena...

Corigliano Calabro scalo 26-01-'98

 Dal “Canzoniere D'Amore 4”

     

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Stefano Merialdi, un amico di Poetilandia

invia una poesia metropolitana:

 

Baia di New York

 

Baia di new York,

terra di sogni e desideri

inespressi;

tra vie grandi, e corsi d’asfalto, e ponti  autostradali;

cartelli,negozi,

e gente cosmopolita,

che chiacchiera per strada;

macchine corrono alla svelta;taxi yellow,

si fermano  parcheggiano  a fatica;

baia di New York,

grande mela,

là dove vanno i nostri sogni

di viaggio,

la nostra voglia di partire

di andare,

di non fermarci mai;

là dall’altra parte

dell’oceano,

vita nuova,

speranza,ricominciare tutto;lontano

dalla tua jattura,

dalla tua sventura;

laggiù,tra le

praterie,

e le strade lungo il deserto,

laggiù,

libertà,

America ,

America.

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Questa è una luminosa "favola" poetica, che ci ha regalato Mariangela:

"Il delfino e il gabbiano"
 
Volava il gabbiano il suo pezzo di cielo
dipinto di bianchi voli
permeato di striduli dialoghi intessuti di piume leggere.
 
Nuotava il delfino il suo giardino azzurro
e il girotondo spumeggiante delle  onde amiche
scomparendo in esse e riemergendo un poco più in là.
 
Ma un giorno il gabbiano volò un pezzo di mare
e il delfino si immerse nel giardino di cielo
osando sognare...
e lì si incontrarono: in quella terra di mezzo che è l'orizzonte
in quello spazio infinito dove si affacciano i sogni
approdo felice di pochi...
 
Allora il gabbiano disse al delfino
-"quali sono i tuoi sogni?"
e il delfino rispose -"volare...   e i tuoi?"
"il mio sogno è imparare a cavalcare le onde"
-rispose il gabbiano.
 
E il delfino e il gabbiano si presero per mano
e insieme divennero maestro e scolaro
l'uno dell'altro.
Insieme scoprirono la forza di essere in due
e di saper sognare.
 
Quando venne il momento di separarsi
il gabbiano disse: -"Addio"
e riprese il suo volo...
-"Addio" disse il delfino e scomparve nel blu.
Ma il suo cuore d'oceano aveva messo le ali
Così come il cuore d'aliante del gabbiano
adesso sapeva come solcare i mari.
 
Sapevano entrambi che prima o poi si sarebbero incontrati
nel cielo o nel mare
ma sapevano essere l'altro:
sapevano essere mare
sapevano essere cielo
e nell'orizzonte infinito , sapevano essere sogno.

Una romantica poesia dedicata a Venezia, la mia città, da Mariangela, alias Angela, alias Bianca Maria, alias Cecilia...

"Notte Antica"

Notte antica, magia di blu oltre le nebbie del sogno...
melodia arcana che attraversa l'anima
e la mente trasporta verso mondi lontani
con note di cembalo che inesorabilmente
si perdono nella storia interiore di ognuno.

Così l'anima traspare
attraverso fragilissimi azzurri vetri
lievemente trascorsi da dorati tralci
che disegnano il tempo a trame infinite;
calici blu sbiaditi dalla vita
e dalle mille dita che li hanno sfiorati.

Notte d'incanto, fragranza barocca, laguna antica...
scuro e lento fluire in cui i secoli annegano.
Alteri palazzi,scanditi dal ritmo di bifore
leggiadre come vecchi merletti,
giacciono assorti nel notturno mare silente:
nobili guardiani del passato
stoici monumenti alla storia di antiche genti,
che muoiono nel ricordo lasciato dal tempo
alle loro mura corrose e stanche.

Notte antica di ricordi immensi
sensuale mistero e passione che si rincorrono in silenzio
tra le fruscianti sete di morbide vesti, per le oscure vie
tra i fasti e le vestigia di un tempo lontano
in un rondò senza fine...
un valzer dei sensi,sentimento immutato.

Un gatto si ferma
osserva con i suoi occhi di giada gli amanti nel cuore;
poi si allontana,con il suo felino andare,
nobile e distaccato,dentro la sua notte.

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Gabriella Maddalena, amica di Poetilandia e autrice di bellissimi haiku (leggili e votali!) ci manda queste poesie:

Assenza  (a Illide Pernigotto, voce dell’Ohio Express)

 

Lascia che la voce

trovi la sua vera strada

raccolga l’energia nascosta

nel profondo scuro del ventre

e diventi carezza di velluto

spinta sempre più leggera

che nulla può fermare

che vola, che si alza,

che ama, che racconta,

che tocca, che ammalia.

 

Lascia che le note

traccino un sentiero

leggero e trasparente

gioco di perle

luccicanti di piacere.

 

Lascia che la bocca

diventi l’eco disperso

di mille e mille voci,

di mille e mille storie, 

di mille e mille umori

e inventi un nuovo modo

di fiorire.

 

Lascia che i suoni

si uniscano di nuovo

irripetibili, nuovi

ancora una volta

come la prima

e parlino caldi

come una carezza al cuore.

 

Lascia che il ricordo

ti racconti

lascia che la voce tua

raggiunga i tuoi sogni.

Canta e cantando ascolta

la nostra voce muta

noi che parliamo al vento

per giungere ai tuoi pensieri.

 

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Follia

L’angoscia è la mia droga

il mio alibi, la mia catena

ho paura di conoscermi

Desidero il silenzio

e non trovo pace

Desidero spazi aperti

e non so volare

Desidero intensità

e vivo in un misero abbandono

Mi nutro di follia

e mi piego a terra ogni giorno

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CANZONE TRISTE  

Ogni giorno

ha una melodia diversa

L’aria grigia

carica di pioggia

pesante e triste

aveva un suono

come un lamento

sembrava senza speranza il domani

 

La strada

serpente minaccioso

si snodava senza fantasia

aveva un suono

ossessivo

come un tamburo lontano

avvolto nella nebbia

sembrava senza speranza il domani

 

Il buio aveva rubato

il colore

alla terra

e al cielo

aveva insinuato

un’ombra  scura

e minacciosa

sembrava senza speranza il domani

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       Questo è solo un piccolo saggio dell'opera di          Davide Riccio, eclettico poeta giornalista musicista cantante autore 

(cercatelo con Google)

LA TUA STANZA

L'aria è colma di favolose
Irraggiungibili sostanze:
anch'io ti amai
e non lo dissi mai.

Per te sarei passato
anche tra i duri marmi:
svogliatamente ora
non servo più a niente.

Siamo dentro un cristallo
incorporeo stranamente incrisalidati:
anch'io ti volli
e non lo volli mai.

Per te avrei attraversato
anche sabbie mobili
in punta di piedi.
Dov'è ora la tua stanza?

E sempre l'oscuro senso
dei marinai quando annotta
il mare in calma e tutto
resta ancora al suo posto.

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ELOGIO DEL FRUSCIO DI FONDO

Impressioni racchiuse nel fruscio
di un vecchio nastro magnetico
rimasto vergine al fondo. Sssh.

Ascolta.

Seduto a guardare il fiume verde,
sulla riva odorosa di sambuco,
l'acqua che scorre mi rilassa l'animo.

Sgorgata dal karma che assomma,
sommessa e strisciante l'acqua
allontana, dilava morti e demoni profondi.

Frusciare del fluire,
l'acqua che ritorna al mare, al cielo,
da madre a padre, fertilità della pioggia
scroscia.

Fontana danzante, fontana da giardino,
mascherone e putto pisciante,
circonfuso senso di classicità, cosa greca.

Un mare di onde acustiche
come il moto dell'oceano
si frange e si smorza nel meato

dell'orecchio, anima
la chiocciola della coclea
alla voluttà di sentirsi inondare.

Conchiglia convoluta di gasteropode
premuta sul padiglione auricolare.

Contemplazione del deserto e dei monti,
l'acume del silenzio in cui scorre
il sangue e fruscia l'acusma.

Suono del sonno pomeridiano
coi tappi auricolari in poliuretanica schiuma
mentre bambini strillano in cortile.

Cascata di rumore bianco, sovrapposizione
incorrelata e casuale di tutte le più o meno
altezze e lunghezze, unicità di ogni dato momento.

Rumore bianco del sistema nervoso
periferico, e dal bianco al rosso
artero-venoso, il rumore rosa dell'encefalo.


Sfiato d'aria compressa: sfogarsi.
Brezza e frasche, aria frescante, i venti
o l'effetto sensibile dell'Invisibile.

Ricevitori e trasmettitori,
di stazione in stazione, presenze
e concordanze sintoniche, il fruscio radiofonico,
l'effetto neve, le discordanze o le assenze.

Fruscia il microcosmo degli insetti
e fruscia lo spruzzo dell'insetticida,
permetrina e propellente.

Tutto fruscia.
Come suono analogico
frusciano anche le mie analogie
alla mano che scrive
strusciando la carta.

Frusciano lenzuola, vestiti e nudità.
Frusciano carezze e pagine di un libro.
Fruscia adesso il mio sbuffo annoiato.

Respirare è un frusciare.
 
Nelle cose dell'Universo
noi stessi un debole fruscio di fondo
già siamo dispersi da sempre per sempre,

un disciogliersi di compressa
effervescente nel bicchiere d'acqua
della creazione per dissoluzione del mondo.

Incrodato alpinista sulle parole,
qui giunto
non posso più salire
né ridiscendere.

A una rimasterizzazione digitale
riequalizzando, silenziando in ADD
qui non resterà più vita né parola.

Sssh.

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Hennè, fantasiosa e sensibile abitatrice di una casa virtuale, dalle stanze multicolori, invia questa poesia:

Laggiù, con la sua danza

una cicala chiama.

Fragile, si nasconde

nel chiacchierio

delle foglie al vento.

 

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Una malinconica riflessione di Hennè:

Con estrema lentezza
scese il silenzio negli occhi.
Costretta, ascoltai il grido
dei miei pensieri.
Li vidi attraversare l’estate
rimanendo lì, a guardarli
dal mio inverno.
E spensi la luce
immaginando quanto fosse
bella questa estate, fuori da me.

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