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Queste sono le poesie di Antonio Fontana, in arte Tony, che si ritiene un poetaxcaso. Il suo sito è www.tonyhome.too.it. Amori .dispersi amori cercati La
mia Messina mi
sembra ancor di ricordare giardini
di arancio e limone affacciati sullo stretto bagliori
di luce d’acqua da
navi attraversata e
di fronte a me la punta del continente che
festa la vara al grido di viva Maria fronti
sudate tirano corde a piedi nudi suoni
soffiati da anfore antiche tamburelli
impazziti ritmano la sera ed
i giganti a cavallo possenti osservano mille
colori dalla fiera in riva al mare e
nel porto le navi ingoiano treni da trasportare scafi
dalle ali forti sembrano sull’acqua volare e
Tu da sempre lassù o
Madonnina benedici
pescatori e viaggiatori da
troppo tempo manco dalla
mia Messina
Ali
di rondine Nei
miei occhi ali di rondine non
mi riconosco quell’im non
mi corrisponde nei
miei occhi ali di rondine vedo
un altro volto non
e’ il mio fuoco
nell’anima freddo
nella pelle nei
miei occhi ali di rondine fluttuanti
parole navigano scivolanti ronzio
improbabile di terre lontane piccole
felicita’ soppresse nelle
vane retrovie nei
miei occhi ali di rondine.
Ricerca
Empirica Viandante
di cime nascoste.
[.. immaginifico candore ..] Grondante
di vitali sali. [..
spasmo del cercare ..] Ricado
in pozze di vento.
[.. il ricordo ... regale unguento!] Nell'insana
convinzione di funger da reato ...
mi rimango.
[.. sete
primitiva d'angoscia ..] Dalla
mia più sadica visione Braccata. [..
ora corro sfiorando terra!] All'altezza
della nebbia di scivolar
il
terrore m'avvince.
[.. mani oscure a sostegno ..] Dal
mio troppo Restare sfatta!
e stanca di scalare dal crepuscolo del salire ... lambisco
possibilità di meno rigide atmosfere ...
MOSAICO DI SABBIA...
Musica suggestiva
danzo nella penombra
di un pensiero
in un crescendo
di emozioni e vibrazioni
nel palpabile suono
del silenzio
ondeggio sogni
disegno movenze
onde impetuose
i capelli d'ebano
cadono su pelle dorata
e nella morsa
di mani forti,
rivoli di note
ritmano carezze
su labbra superbe
in questo sguardo stellante
che modella l'anima
mi specchio e
polvere d'ambra
piove a coprire
l'ultimo velo
di una nuova
eclisse di luna....
Semplicemente, una poesia di Marianna D'Amato
Distintamente le tue sembianze mi appaiono davanti E con te le immagini, le forme concepite dall'estro che, in una notte insonne, mi fa da guida. Così assoluta la perfezione che insisto nel cercare un appiglio di realtà... nel tentativo di produrne uno, mi accorgo nell'immediato che l'imperfetto creato è ancor più degno di essere amato. Così ti mostri all'intima coscienza del mio sguardo: sei solo un sogno eppure io ti sento qui, adesso... la tua intima volontà riflette la mia anima, i nostri impulsi sgorgano dalla medesima sorgente: un desiderio profondo di ricerca nell'inesplorata scienza e di rivalsa sul noto confronto. Ti osservo nei minimi dettagli: i contorni stagliati nella flebile luce del fuoco, solchi e rilievi fatti d'ambra sulla tua pelle, curve perfette disegnano le labbra e un tiepido tepore le riscalda. Linee geometriche formano il volto, gli occhi a mandorla riflettono l'anima e l'origine del tuo mondo, come i neri capelli lunghi portati dietro raccolti appena, che mal celano un collo perfetto sul quale si soffermano i miei pensieri... e poi la mia bocca, che per tutta la lunghezza lo precorre e lo sfiora per sentirne il brivido ad ogni tocco e percepire la bellezza della curva che conduce più in alto, alla tua bocca. Ma non infrango questo istante per realizzare l'appagamento del mio impulso più forte, non permetto alle mie labbra di lambire le tue, mi fermo... porto le mani al tuo viso, sfioro le tue labbra tremanti e mi accorgo che sei tutto un fremito: ogni parte del tuo corpo sussulta del più intimo fervore e, al tempo stesso... di terrore. Le nostre anime si fondono nell'estasi del momento ed i pensieri, sincroni nell'intesa, rivelano le reciproche paure. I sensi tutti sono immersi nei tuoi ora che finalmente sento il contatto della tua pelle, le braccia forti che mi cingono, la delicata, ma ferma pressione delle tue mani sul torace mi tiene con te e non mi lascia andare... la bellezza e il candore delle spalle ad intimo contatto con il mio viso ed il mio sguardo, l'odore che emani dal corpo e dall'anima, il sapore della tua bocca, e il calore dei suoni che ne derivano si fonde con quello del fuoco che ci osserva e ci riscalda, come la stella a noi più vicina, come l'immagine di te che altro non sei che la proiezione dei miei desideri
Il poeta Francesco Fusca, autore di numerose sillogi, invia questo suggestivo brano sull'amore: ( vai al suo sito ) Abitarti
il cuore Ti
desidero esageratamente
e tu muori dalla
voglia di sentirmi che
vesto ingordo la
tua mezza luna... Dentro la
tua tana, accovacciato nella
tua conchiglia conto
ancora tenermi l'Infinito -
tenero e dolce - nella mano piena... Corigliano
Calabro scalo 26-01-'98 Dal “Canzoniere D'Amore 4” Stefano Merialdi, un amico di Poetilandia invia una poesia metropolitana:
Baia
di New York
Baia
di new York, terra di
sogni e desideri inespressi; tra vie
grandi, e corsi d’asfalto, e ponti
autostradali; cartelli,negozi, e gente
cosmopolita, che
chiacchiera per strada; macchine
corrono alla svelta;taxi yellow, si fermano
parcheggiano a fatica; baia di New
York, grande mela, là dove
vanno i nostri sogni di viaggio, la nostra
voglia di partire di andare, di non
fermarci mai; là
dall’altra parte dell’oceano, vita nuova, speranza,ricominciare
tutto;lontano dalla tua
jattura, dalla tua
sventura; laggiù,tra
le praterie, e le strade
lungo il deserto, laggiù, libertà, America , America.
Questa è una luminosa "favola" poetica, che ci ha regalato Mariangela:
"Il delfino e il
gabbiano"
Volava il gabbiano il
suo pezzo di cielo
dipinto di bianchi
voli
permeato di striduli
dialoghi intessuti di piume leggere.
Nuotava il delfino il
suo giardino azzurro
e il girotondo
spumeggiante delle onde amiche
scomparendo in esse e
riemergendo un poco più in là.
Ma un giorno il
gabbiano volò un pezzo di mare
e il delfino si
immerse nel giardino di cielo
osando sognare...
e lì si
incontrarono: in quella terra di mezzo che è l'orizzonte
in quello spazio
infinito dove si affacciano i sogni
approdo felice di
pochi...
Allora il gabbiano
disse al delfino
-"quali sono i
tuoi sogni?"
e il delfino rispose
-"volare... e i tuoi?"
"il mio sogno è
imparare a cavalcare le onde"
-rispose il gabbiano.
E il delfino e il
gabbiano si presero per mano
e insieme divennero
maestro e scolaro
l'uno dell'altro.
Insieme scoprirono la
forza di essere in due
e di saper sognare.
Quando venne il
momento di separarsi
il gabbiano disse:
-"Addio"
e riprese il suo
volo...
-"Addio"
disse il delfino e scomparve nel blu.
Ma il suo cuore
d'oceano aveva messo le ali
Così come il cuore
d'aliante del gabbiano
adesso sapeva come
solcare i mari.
Sapevano entrambi che
prima o poi si sarebbero incontrati
nel cielo o nel mare
ma sapevano essere
l'altro:
sapevano essere mare
sapevano essere cielo
e nell'orizzonte
infinito , sapevano essere sogno.
Una romantica poesia dedicata a Venezia, la mia città, da Mariangela, alias Angela, alias Bianca Maria, alias Cecilia... "Notte Antica" Gabriella Maddalena, amica di Poetilandia e autrice di bellissimi haiku (leggili e votali!) ci manda queste poesie: Assenza
(a Illide Pernigotto, voce dell’Ohio Express) Lascia che la voce trovi la sua vera strada raccolga l’energia nascosta nel profondo scuro del ventre e diventi carezza di velluto spinta sempre più leggera che nulla può fermare che vola, che si alza, che ama, che racconta, che tocca, che ammalia. Lascia che le note traccino un sentiero leggero e trasparente gioco di perle luccicanti di piacere. Lascia che la bocca diventi l’eco disperso di mille e mille voci, di mille e mille storie, di mille e mille umori e inventi un nuovo modo di fiorire. Lascia che i suoni si uniscano di nuovo irripetibili, nuovi ancora una volta come la prima e parlino caldi come una carezza al cuore. Lascia che il ricordo ti racconti lascia che la voce tua raggiunga i tuoi sogni. Canta e cantando ascolta la nostra voce muta noi che parliamo al vento per giungere ai tuoi pensieri.
Follia
L’angoscia
è la mia droga il
mio alibi, la mia catena ho
paura di conoscermi Desidero
il silenzio e
non trovo pace Desidero
spazi aperti e
non so volare Desidero
intensità e
vivo in un misero abbandono Mi
nutro di follia e
mi piego a terra ogni giorno
CANZONE
TRISTE
Ogni
giorno ha
una melodia diversa L’aria
grigia carica
di pioggia pesante
e triste aveva
un suono come
un lamento sembrava
senza speranza il domani La
strada serpente
minaccioso si
snodava senza fantasia aveva
un suono ossessivo
come
un tamburo lontano avvolto
nella nebbia sembrava
senza speranza il domani Il
buio aveva rubato il
colore alla
terra e al
cielo aveva
insinuato un’ombra
scura e
minacciosa sembrava senza speranza il domani
Questo è solo un piccolo saggio dell'opera di Davide Riccio, eclettico poeta giornalista musicista cantante autore (cercatelo con Google) LA TUA STANZA ELOGIO DEL
FRUSCIO DI FONDO Hennè, fantasiosa e sensibile abitatrice di una casa virtuale, dalle stanze multicolori, invia questa poesia: Laggiù,
con la sua danza una
cicala chiama. Fragile,
si nasconde nel
chiacchierio delle
foglie al vento.
Una malinconica riflessione di Hennè: Con estrema
lentezza
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