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Una poesia molto particolare di Nicoletta, che sa dialogare con gli elementi della natura, ed è conosciuta come Seshat nel forum di Poesia Creativa: Noi, Ampelopsis Ci
piace d'esser tante,
E questa è una breve, intensissima poesia di Sal Messina, pittore, scultore, alpinista... L'alba s'è spogliata
Dall'E-Book di Nadine Spaggiari
- Ma tu, chi sei, vieni dal nord? - Scivolando coi pinguini sul pack del polo sud, evito il freddo della folla alla metro, le cerimonie, rose pompon, l'anoressia d'amore - Le memorie obliterate: un sorriso stemperato di fronte all'abisso, poco prima del requiem di Naide, che smarrita la gravitazione di madre, ripeteva la visione dell'ora: - ma tu, chi sei, vieni dal nord? nell'atmosfera satura, sei così pallida; la bellezza è deperibile, verso nuova innocenza - (ma la colpa dov'è) (ma la colpa, cos'è) Qui sono libera - sulla mappa, solo un graffio d'unghia, una realtà trascendente - sono un soffio di raccoglimento, sfuggente, simile all'acqua che mi ha vista nascere. (ma l'amore, dov'è) (ma l'amore cos'è)
- Viva - Il vento è un vestito attillato, alla luce dei gigli, incastonati nella notte - Girando il dito sul tuo profilo, fatto di cerchi d'acqua dolce, finirò i secondi, - a sforbiciate - sul timore di scoprirmi v i v a.
Due poesie di Nunzio Festa, che potete leggere anche in Club Poeti:
A more con il sole gioco di parole a more con la luna tenti la fortuna a more e a viole provi anche l'odore. A more per amare stupendo, da riprovare. GOCCE DI FIORI
Tre scalini squallidi il respiro degli alberi sei gocce di miele e il resto è sentire
è sentire la tosse dei fiori un bagno di segni sul ciglio dei sapori
è sentire leggero l'autunno che pietoso trascina il piccolo affanno
è sentire negli occhi e nella mente due lagrime spente sorridere tanto
È sentire
Che il dolore e l'odore secchino al sole.
Da Francesco Gentile, che, secondo le sue stesse parole, "adora le poesie": Avverto un tuo ultimo bacio,
Luciano Somma, poeta, giornalista e paroliere, mi ha invitato a scegliere dal suo E-Book "MOMENTI DIVERSI". Ecco a voi: SI RESTA QUI
Si resta qui
a guardare
gli uragani una ruota
girare all’incontrario i treni fermi
oziare sui binari seduti su una
comoda poltrona si resta qui tra oggetti
inanimati indifferenti disassociati
ormai dal divenire d’un altro
giorno che sarà diverso solo per chi
lo vive in prima linea si resta qui nel guscio
d’una squallida conchiglia fieri d’un
egoismo ch’è sovrano che regna
dentro al corpo e nella mente che forse non
ha più nulla di umano si resta qui a contare il
trascorrere dell’ora volta
sicuramente all’imbrunire in lenta
attesa d’una lunga notte si resta qui
e restando è un po’ morire.
ECHI NEL TEMPO
Sepolte le lupare tra i canneti
nella terra
di fichi d’india e zàgare anche gli
agrumi piangono lacrime di
tritolo tra sguardi
freddi rassegnati e stanchi e bocche mute
nonostante tutto amara è
l’isola sotto il sole
beffardo e un cielo terso il Cristo
Siciliano è stato
crocifisso col suo credo e la speranza
naviga in un mare da forza
sette tempestoso ed infido. Risorgere? Ma
dove come quando la nave è
ferma là nel continente evocando
fantasmi di promesse POTEVAMO
Potevamo essere
io e te due voci nel
silenzio un volo di
gabbiani ali nel vento l’urlo
dell’alba il sorriso
caldissimo del sole sotto le
coperte ci saremmo
scambiati il desiderio dei nostri
corpi stanchi ma il gelo
dell’inverno le sue notti ci hanno
divisi ed oggi siamo
di ghiaccio.
Queste sono poesie scritte da Reno Bromuro, e tratte dalla sua raccolta "Poesie della vita". Me le ha inviate con una dedica speciale:A Marina con l’affetto e la stima che a lei «mi lega/ per l’infinito spazio del cuore»
FUORI
IL BALCONE Fuori il balcone, nel vaso grande, Fuori il balcone, il pesco piantato
UN
FITTO BISBIGLIARE Un fitto bisbigliare m'ha svegliato Ho tredici anni cinque mesi ventun giorni! e ai piedi scarpe che non hanno suole. MI
CHIEDI Mi chiedi Quando
l'uomo Quando
l'uomo Quando l'uomo
" Isole nel vento "
Parole - isole nel
vento
sussurro di gelidi silenzi
vano tramestio del nulla
brillante pulviscolo d'oro
di cui qualche pagliuzza
brilla ancora sulla mano.
"
Lieve la pioggia " Una poesia di Mimmo Marando: Il Pulcino Ho
visto un pulcino, ...e questa è una poesia di Alessandro Luzzu Una elaborata composizione di Bruno Gasparri:
SOSPETTO
Francesca Innocente invia un testo dal titolo sofisticato: "De
solitudine": Quella che inizialmente pare una semplice porta, può divenire, -con il passare del tempo e l’irrigidirsi degli angoli della
bocca (ormai fisicamente
inadeguati al sorriso)- rinvigorita dal desiderio di umana solitudine, frontiera dei segreti del proprio mondo. Un mondo fatto di pochi metri e tanti silenzi, dove domina il pensiero, che può spingersi ovunque -incontrollato- libero dalla frustrazione di dover render conto a chichessia di alcunchè.
Due poesie di Gabriella Garofalo:
Perché
tu hai vita,ma sepolta giace, mio
amore distorto mio ramo disseccato dove
d’incausto verde fame stride: vorrebbe
gettare, ma non leva penetrare
sconfiggendo il legno e
non azzarda poi silenzia a
radi frammenti di luce che
bianco di materia in eterno discaccia
dal ritorno al primo grembo: coltre
di neve che bianco ti possiede, madre
che inerme ti ha gettato. Chiedi
perdono,corpo che offendi luce
fredda di cielo di sue stelle con
stridere chiassoso di tuo orgasmo- sia
tuo l'orgasmo freddo di luna di cometa se
cedono al cielo al desiderio distaccati,corpo,da
tuo corpo correndo
levati lontano da
aspro fuoco assurdo sempre uguale- se
questo tu non puoi,in altri luoghi cerca
tua gioia cerca tuo dissenno- non
certo a implacata parola di altro grembo. su Fuoriradio. Vi piace questa? ANCORA Giocano ancora i passeri con destino di morte stretti sulla ringhiera antica beccano briciole sparse del misero pasto dell’incipiente inverno. Anche questa è di Rosalba:
LA CASA DELLA NONNA
La
casa profumava
di pan fresco e la grande cucina era una chiesa, col forno grande e con la legna accesa al posto dell’altare; mi pare, in alto, una piccola finestra. Si entrava piano come in punta di piedi in sacra attesa, tra scoppiettii e faville come in festa. Il posto era assegnato sul grosso sediolone; con le gambe da un lato- che era un gran fastidio sopportato- mangiavi un ristorante minestrone, mentre guardavi del fuoco la magia accanto alla tua zia. La tavola perfetta e apparecchiata era quella più usata, a mezze lune, allungabile; al centro troneggiava un buon boccale di vino e vicino…, coperto da un centrino ricamato, bianco di bucato e ben stirato, il pane come un re incoronato. L’acqua, tenuta fresca in abbondanza in una brocca, ad un angolo della stanza, si versava al bisogno. Ogni tanto dal forno, ‘nta dda gnuni” veniva fuori “un beddu cudduruni”. Mentre si diffondeva l’odore di cipolla il gatto con la sua brava scodella di resti generosi facevan compagnia ai piedi della zia. A quei tempi finiva la giornata con un poco di fame. Tutti intorno ad un braciere di rame, lì, di fronte, in cerchio, ansiosi di raccogliere, grappoli di ricordi, tenuti insieme a fatica da voce flebile e mano tremolante poggiata sulla fronte alla luce fioca delle candele di cera. Per tutti c’era spazio: i bambini dicevano poesie, facevano il solitario in compagnia; Rosalicchia lavava le stoviglie, recitavano le donne rosari e litanie, fin tanto che quel fuoco più volte rimestato, si spegneva a poco a poco e appariva la cenere. torna su
a
salutare l’ultimo viaggio. Lo
sai che
sono sempre presenti, quando vuoi, nel
tempo? Se
tu conosci i poeti, affida
loro il
cuore per
una passeggiata accompagnata da
rare musiche grondanti di coraggio!
POETI
Sospesi nell'oceano
sulla cima di un iceberg
si scaldano
per sciogliere enigmi
gravidi d'avvenire.
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