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Elisabetta Robert

Franco Lazzano

Giulio Effigiati

 

Ida Guarracino

Massimo Moretto

Umberto Pozzana

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Questa è una testimonianza di vita 
di Ida Guarracino.
Leggete le altre sue opere su Poesia!
 
Ad Annalisa ¹
Fiore acerbo reciso
nell'età più bella
crudele destino
ennesima vittima della criminalità
che violenta la pace di chi lavora
onestamente, distrugge in un attimo
i sogni e le speranze.
Ma stavolta diciamo "BASTA".
Questo incubo deve finire
sulle mura della tua scuola
abbiamo scritto "Lasciateci
vivere: è un nostro diritto"
Noi non andremo via
dalla nostra Napoli,
la camorra? Noi gli sputiamo
addosso tutto il nostro coraggio
per non permettere all'indifferenza
di condannare altri angeli come te,
tu sarai la nostra pretesa di giustizia.
Ti ameremo sempre come
amavamo il tuo sorriso quando
salivi i gradini della nostra scuola.

¹ Nota
- Questa non è una poesia è la rabbia per la
morte di Annalisa una ragazzina solare che frequentava la scuola di mia figlia e dove io ed altre mamme ci battiamo insieme ai docenti per la giustizia, per la divulgazione della cultura e dell' informazione,e la settimana scorsa abbiamo inaugurato la sala multimediale col nome di Claudio Taglialatela altra vittima per un telefonino, e dopo pochi mesi Annalisa; domani potrebbe essere mia figlia. Non possiamo permettere altra crudeltà, i lettori devono sapere che Annalisa era pulita, figlia di gente pulita, e quale sforzo e sacrificio noi mamme facciamo ogni giorno per migliorare la qualità di vita del futuro dei nostri figli.-
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Un'altra poesia di Ida:
 Na Jurnata a Napule

'A matina scengo a faticà,
libera 'e cammenà dinte a sta via,
Oddio! L'esercito anne mannate ccà,
ma è overo o è sule fantasia?

Si arapesse ll'uocchie Totò,
ca da tragedia faceva comicità,
dicesse a tutte quante: "ohibò",
ma è nu suonno o cca sta ll'omertà?

"Ije m'arricorde da miseria 'e ll'ignoranza,
da famma ca rignava dinte' a città,
cca s'è perso tutta 'a sustanza,
dinte 'o teatro comme 'a porte sta realtà".

Mio caro Principe che vvuò ca ije te dico,
ije pave 'e tasse e stonghe stanca e strutta,
e torno quanne 'è oscuro 'o vico,
ma quaccheduno ince vo vedè distrutto.

Me vene a mente na poesia toja,
"Zuoccole, tammorre e femmene,
è 'o core e Napule ca vò cantà"
ije te disponne non simme liberi
manco 'e respirà.
E' overo ca a 'a fatica nun ce sta,
ma a certa ggente nun ce piace 'e faticà!
 
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Un'altra poesia di Franco:
            Inutile                
 
Quando   il   tuo   corpo   é   qui   vicino   al   mio,
con   gesto   un   poco   incerto
provo   ad   accarezzarti.
 
É   inutile   l’amore   che   ti   porto,
inutile   il   fuoco   dentro   il   mare,
inutile   la   pioggia   nel   deserto.
 
Sei   fredda   accanto   a   me   nel   tuo   splendore,
l’anima   tua   si   é   persa,
lontana,   in   altri   lidi.
 
Potessi   accompagnarti   sulla   spiaggia
dove   i   tuoi   sogni   hanno   un   loro   fine,
dove   i   tuoi   passi   imprimono   le   orme.
 
Provo   ad   accarezzarti
con   gesto   ancor   piú   incerto,
quando   il   tuo   corpo   é   qui,   vicino   al   mio.
 
                 da “PENSIERI  IN  METRICA”       Francesco  da  Milano
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                 Elisabetta Robert
scrive poesie "per ringraziare la sorte di essere ancora viva".
E "come" scrive!
    
Framura ti si appiccica addosso
e ti fa olivo.
Sono contorta come il sentiero
delle Murte percorso mille volte
e mai scoperto abbastanza.
Si ama o si odia
questo posto secco e da conquistare.

Gradini, scalette, mattoni o pietre
attendono il piede incerto
del forestiero che resta
incantato per sempre dai profumi aspri
e dai colori forti di queste terre a picco sul mare.

Ogni angolo apre un sorriso.

Una corolla, un fiore, un gatto, un raggio di luce
sulla foglia, un grappolo d'uva...
Lo sguardo del nonno negli occhi di mio fratello...

Framura, mi farai impazzire.

Ti perdo e ti riprendo. Ti rincorro.

Framura il sogno di chi non può sognare.
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La Lisetta di Framura
 
Era lì "al ponte di Anzo",
donna grassa
di sentimenti e di voce.
 
Si addormentò sui suoi cuscini
sognando una torta di riso o le acciughe
che alla sera avrebbe mangiato.
 
Ora resta un vuoto
nel cuore di chi ha conosciuto 
la Lisetta di Cadimare.
 
Framura che muori abbi pietà
e lascia a chi resta il rosso
dei tramonti per dimenticare.
 
Libertà
( a me stessa )
Mi aggiro tra le case 
a Fallarosa
i capelli arruffati e 
i buchi nei calzoni.
 
Il mio bassotto
è ormai veltro selvaggio
e rincorre farfalle.
 
Incontro me stessa
nei prati, sui tetti, 
sul muretto della chiesa
dove le sere d'agosto
suona la campana.
 
l'essere artisti nel cuore
permette strane o curiose maniere.
 
In pace vivo lo stesso,
grande e piccina
con la testa al titanio
e il foro nei pantaloni
 
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Carnevale

Mi sono alzata allegra
come il Carnevale.
Una mattina fredda
dove poche nubi
sono visi di pagliacci.

Spuntano primule gialle
e violette tra i nostri sassi.
I vecchi prendono il sole
con la schiena contro il muro e la passeggiata
a Nervi si anima:  un quadro
improvviso a tinte liguri
nella luce tenue
di febbraio.

Affretto il passo verso il bus arancio.
Arancio, arancio...come il becco d’un
merlo scuro che saltella nell’aiuola.
 
Due poesie di Giulio Effigiati...se volete partecipare al
" 2  PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SAN PRIMO", mandategli una mail!
 
Crepuscolo di un pescatore
 
Amavo l’autunno…
le canne ingiallite
la nebbia sul lago
riflessi dorati
dell’ultimo sole
acque increspate
da gelida brezza.
 
Amavo l’autunno…
le barche e le reti
distese dormienti
su spiagge deserte
ammantate di foglie
dai caldi colori
portate dal vento.
 
Ma ora è l’inverno…
le mie stanche membra
spossate dagli anni
riposano sole
lontano dal lago
dall’acqua
dall’uomo
inchiodate in un letto
come remi spezzati
in balia delle onde.     
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Inverno in brughiera
 
Cala silente
la bruma
algida
cappa cenerina
Sopita
la brughiera
percepisce echi
dell’estate lontana
 
e sogna…
 
il volo della gazza
il canto del cuculo
le gialle ginestre
il fiore del brugo
 
Immobile
il grande fiume
ha le parvenze
di specchio cristallino
 
Un gelido
alito di vento
si insinua
nel rinsecchito rovo
 
Con passo incerto
avanza il viandante
diafana figura
sul sentiero
 
S’ode
il suo passo cadenzato
che sfuma
nell’infinito orizzonte
 
Solo rimane
il pettirosso
guardiano solitario
nell’inverno.
 
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Alcune poesie di Franco Lazzano (Francesco da Milano).
Potete trovarne altre su INTERACTIVE PEOPLE
    FRAMMENTI
 
Frammenti  di  dolore  nella  mente.
Briciole  di  pensieri  persistenti
che  affiorano  cercando  una  risposta.
Fiaccole  accese  e  dopo  spente,  come
amori  deliranti  e  tradimenti.
 
Piccole  parti  inane.
Schegge  d'idee  lontane.
Grani  d'invano  nulla.
 
Rincorrono  se  stessi.
S'aggirano  ammassati
nel  labirinto  che  Dedalo  ha  creato
per  tutti  quei  momenti  del  passato,
per  tutti  quei  tormenti  della  vita,
per  tutti  quei  frammenti  di  dolore.
 
da"PENSIERI  IN  METRICA"    Francesco  da  Milano
 
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    LA   NOTTE           
La   notte   mi   ricopre
del   suo   vestito   spento.
Il   giorno   giá   lontano,
trascorso,   tramontato,
di   tutto   il   suo   fulgore
é   stato   cancellato.
In   questo   golfo   scuro,
tremando   dall’orrore,
attendo   nel   silenzio
il   demone   assetato
della   paura   umana.  
E   questo   gli      forza
 per   una   nuova   notte,
per   un   sottil   tormento
che   m’entra   nel   cervello.
Del   suo   vestito   spento
  la   notte   mi   ricopre.
 Non   resta   che   aspettare,
  il   giorno   é   giá   vicino.
 
    da “LE  BREVI  POESIE”         Francesco  da  Milano
torna su  
 
  L` Inverno
        
Nell’alternarsi   delle   luci   ed   ombre,
l’Inverno   s’avvicina   prepotente
sul   suo   cammin   di   gelo
che   non   conosce   soste.
E   dall’amico   Autunno 
eredita   il   coraggio
che   lo   conduce   avanti,
 tra   venti,   pioggia,   ghiaccio.
 
Cammina   indisturbato   dagli   affanni
che   il   sole   gli   potrebbe   procurare
 se   stesse   troppo   a   lungo
 nel   cielo   di   Dicembre,
 scaldando   il   prato   nudo,
 scaldando   i   bianchi   monti.
Ma   l’astro   non   ha   forza,
  in   quelle   poche   ore.
 
L’ Inverno,   prepotente,   lo  conquista.
Nell’ alternarsi   delle   luci   ed   ombre.
 
 da “ PENSIERI  IN  METRICA”        Francesco  da  Milano
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                Il  suono          
  
Suono   dei   miei   pensieri
che   aggrovigliati   e   muti
soltanto   la   mia   mente   puó   sentire.
 
Canto   di   amori   spenti,
rimasti   senza   luce,
perduti   nello   scuro   dei   ricordi.
 
Ritratti   frantumati
                           dai   fragili   momenti
di   sogni   lacerati   dentro   il   tempo.
 
Giovane   innavo,   al   mondo
di   rosa   colorato;
dell’orizzonte   non   vedevo   il   fine.
 
Ma   ora   il   vento   é    freddo,
rabbioso,   lacerante.
Dentro, dei miei pensieri ascolto il suono
 
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Massimo Moretto
"Ottobrino"
ha appena pubblicato un libro di poesie: "Occhi di vaniglia"
ascoltatelo dal lunedì al
venerdì fra le 07.15 e le 07.30 su R.I.N. Radio Italia Network.

OCCHI DI VANIGLIA
 
Drappo di bianca seta
nel grembo di un fulgido mattino
a sventolare
 
cosa vedono i tuoi occhi
in questo giorno appena nato
 
l’avorio dipinge il cielo
rendendolo cremoso
e denso d’apparire
 
m’incantano le foglie
degli alberi in movimento
e mi commuovo
quando il vento le accarezza
 
spesso cerco di capire
quel che regna nel tuo sguardo
che ammaliante vive
in quegli occhi di vaniglia
 
manterrei nella mia mente
ciò che innesca il suo osservare
quando cela nel tuo volto
la sua disarmante intesA
 
Clicca qui per aprire gli occhi su una sorpresa "onirica"
di Ottobrino
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   Umberto Pozzana , collega nell'insegnamento ed in poesia, ha edito di recente "Anche i pesci nuotano controcorrente" (Libroitaliano Wordl).
Eccone un breve saggio:
   
            Cosa sarà?
 
   Ce n’è troppe di vite tutte uguali:
in tutte si nasce, si muore
e tante cose già scritte prima di essere vissute.
   Singhiozzerò tutta una vita solo?
   Non mi serve un pallone gonfiato,
né un’anima di piombo,
ma parole.
   Vedrò linee e nuvole adunarsi
e l’orizzonte selva d’interrogativi.
   Anime e desideri carnali:
palafitte.
   Sbavature di lumache all’Infinito.
   Che me ne faccio di questo vetro?
   Frammenti, non voglio altro,
neppure sezionare cadaveri;
ma solo infrangermi psiche contro le cose,
premere le mie orme con rabbia,
piangere in una nebbia di suicidio
e attorno rumori di vite che non voglio.
 
 
     Un tramonto
 
   Tramonta ancora:
spremute di case gialle, rosse…
    Nel mio cuore: fiori,
turgide infiorescenze,
ma senza stelo radicato,
tranne quell’unico di cui ho paura.
    Lasciarmi andare all’amore
e dopo, non importa, forse,
resterò non riamato
come nel mondo circostante,
malato di aver, comunque,
cercato me stesso,
anche contro di me.
    L’acqua intanto continua
a scorrere verso porti vicini
ed il porto, che è, forse, più lontano,
                         [ ma certo, della morte.
 
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